Film stasera in tv: CONVIENE FARE BENE L’AMORE di Pasquale Festa Campanile – sabato 6 luglio 2024

Conviene fare bene l’amore di Pasquale Festa Campanile (1975), Cielo, ore 21:20. Sabato 6 luglio 2024.
Nessuno, che io sappia, ha mai recuperato in vista di una possibile rivalutazione critica la filmografia di Pasquale Festa Campanile, cineasta che pure tra anni Sessante e primi Ottanta fu nome centrale nel nostro cinem mainstream, prima come sceneggiatore poi come regista su script perlopiù propri ma non soltanto (ma anche scrittore di romanzi assai popolari e pure quelli oggi dimenticati). PFC svariò tra infiniti generi, privilegiando la commedia non così omologata però a quella egemone dei Risi-Monicelli-Scola-Age-Scarpelli-Sonego, se mai con qualche frisson intellettuale in più, un qualche gusto per l’eccentrico, il bizzarro, che lo colloca (qualche volta) più dalle parti di un Elio Petri. Oggi è stato completamente espulso dalla memoria di spettatori, critici, cinefili, come se non avesse mai lavorato, come se non avesse firmato colossali successi di pubblico come Il merlo maschio e Quando le donne avevano la coda. Eppure nella sua corposa produzione ci sono titoli che meriterebbero una ri-visione, se non altro per il disallineamento rispetto alla medietà di allora e per l’audacia di inoltrarsi in territori mai troppo esplorati dal nostro cinema come lo sci-fi e il distopico. Titoli che solo in quei folli anni Settanta potevano essere realizzati e distribuiti. Come, esemplarmente, questo oggi impensabile Conviene fare bene l’amore, anno 1975, ispirato incredibilmente alle teorie più estreme e visionarie di Wilhelm Reich, freudiano per niente ortodosso, terapeuta e pensatore e agitatore politico con una qualche vicinanza con l’austera (però lui per niente austero) Scuola di Francoforte, inteettuale che operò nella ribollente Germania anni Venti e primi Trenta per poi riparare negli Stati Uniti. Uno che, partendo dalla psicanalisi freudiana, sviluppò un propria teoria espressa in un libro tutt’oggi fondamentale come Psicologia di massa del fascismo, dove analizzaza le radici pulsionali, inconsce ed erotiche dei totalitarismi fascionazisti: in quanto sarebbe, secondo Reich, la repressione dei sani istinti sessuali il terreno fertile su cui si insediano e prosperano quelle deviazioni antidemocratiche. Ma, per dichiarazione dello stesso Festa Campanile e del suo cosceneggiatore Ottavio Jemma, è al Reich successivo e ancora più radicale che si sono ispirati per Conviene fare bene l’amore, il Reich che (ormai tra anni Quaranta e Cinquanta) è convinto dell’esistenza di un’energia cosmica da lui detta orgonica la quale impregna la materia vivente tutta e la sessualità. Anzi, è la pratica della sessualità uno dei modi in cui quell’energia orgnica può essere prodotta, estratta, perfino capitalizzata attraverso speciali accumulatori (e per catturarla, Wilhem Reich costruirà delle folli cabine orgoniche). Pochi hanno preso sul serio quella bislacca teoria, che però a Festa Campanile e Jemma sembrò giustamente perfetta per tirarci fuori una commedia italiana scollacciata ma non troppo, con qualche pretesa o alibi di nobiltà culturale. Arriva così questo film. Combinando Wilhem Reich con lo shock energetico energetico, la crisi petrlifera di un paio di anni prima che aveva messo in ginocchio tutto l’Occidente, i due autori immaginano una Roma distppica collocata verso il 1980 dove la penuia di energia ha ormai devastato il vivere civile: nulla più funziona, tutto è bloccato, alimentazione elettrica, trasporti. A un medico, il dottor Nobili, vine allora l’idea di mettere in pratica le teorie reichiane creando un reparto speciale di forsennati copulatori in grado di produrre l’energia mancante. L’esperimento funziona, fare l’amore riavvia i trasporti, riaccende le lampadine, si cercherà allora di allargare su vasta scala la pratica del sesso a fini energetici. Il film (tratto dal libro precedentemente scrtto da PFC) non fu un gran successo di pubblico, la critica, dal canto suo, lo ignorò altezzosamente. Oggi giace nel magazzino dei film anni Settanta dimenticati, troppo risqué e fuori norma e però nemmeno abbastanza trash per poter essere riabilitati in un qualche festival o retrospettiva. Non resta, da cinefili carbonari, rivederselo in privato, saggiarne la tenuta dopo tanto tempo, eventualmente farne un personale culto e rilanciarlo pesso il proprio circuito di amici e conoscenti. Cast allora stellare: Gigi Proietti, Agostina Belli, Eleonora Giorgio, Mario Scaccia, Adriana Asti.

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