Film stasera in tv: ANNO UNO di Roberto Rossellini – sabato 3 agosto 2024

Anno Uno di Roberto Rossellini (1974). Rai Storia, ore 21:10, sabato 3 agosto.
Insieme a Europa ’51 e Germania anno zero, Anno Uno forma una ideale e mai esplicitamente enunciata trilogia rosselliniana in cui passaggi della nostra contemporaneità vengono ancorati, già dal titolo, a una data, a una progressione o regressione numerica, a una calendarizzazione. Quasi a voler rimarcare un approccio storiografico, a voler legare vicende collettive e/o individuali allo sfondo temporale al cui interno si muovono (o si fissano nell’immobilità). E se Germania anno zero fotografava l’abisso e l’impasse di una nazione, Anno uno registra invece un movimento, la lenta ripartenza di un paese, l’Italia, dopo la disfatta e verso la ricostruzione. Lo fa, Roberto Rossellini (al suo penultimo film: l’ultimo sarà il di poco successivo Il messia), attraverso il ritratto diacronico – srotolato lungo una linea temporale che va dal 1944 al 1964 – del leader della Democrazia cristiana nel dopoguerra, Alcide De Gasperi. E se l’incipit di Anno uno è dedicato, in un ritorno per il regista a Roma città aperta e Paisà, alle “scene da una guerra” – in questo caso la risalita dell’Italia da parte degli alleati dopo lo sbarco in Sicilia del luglio ’44 -, l’ingresso del protagonista De Gasperi è successivo, in una Roma occupata dai tedeschi e in attesa dell’arrivo degli angloamericani. L’ultimo segmento è per un De Gasperi che, dopo essere stato il leader indiscusso nel suo partito nella stagione politica postbellica (la formazione del governo Parri, il referendum monarchia-repubblica, le elezioni del 18 aprile, il tentativo della legge maggioritaria), viene estromesso dai suoi stessi colleghi della DC nel congresso del 1954, congresso nel quale altri leader emergeranno per future, nuove stagioni. Mentre per De Gasperi sarà la fine dell’avventura politica e il ritiro, malinconico e anche prematuro, nel suo Trentino. Quando il film uscì – correva l’anno caldissimo 1974 di contestazioni, ribellioni, scontri di piazza feroci – non convinse neppure i più devoti rosselliniani, imbarazzati nel vedere l’adorato maestro dedicarsi alla figura eminente di un partito odiatissimo dalla sinistra parlamentare e extraparlamentare come la Democrazia cristiana. Un peccato imperdonabile per l’ortodossia gauchiste allora egemone. Ancora più imperdonabile perché Anno Uno era stato prodotto dall’editore Edilio Rusconi, fortemente indiziato di simpatie per la destra della “maggioranza silenziosa”. Oggi, a cinquant’anni di distanza, si può finalmente guardare con serenità a Anno Uno, senza più i furori ideologici che intossicarono il clima alla sua uscita. Allora si guardi a come il film si inserisce con coerenza nel percorso di cinema didattico che Rossellini aveva da molto tempo imboccato con le sue lezioni a mezzo cinema su passaggi cruciali della Storia e delle idee, e sui loro protagonisti, da Socrate e Luigi XIV. E si guardi alla sua intatta capacità di elaborare un cinema trasparente, austero e “morale” con la massima economia di mezzi espressivi (e finanziari). Certo, se lo sguardo rosselliniano resta di ammirabile nitore, i dialoghi risultano, come in tanto cinema storico, artificiosi e pesantemente didascalici. Luigi Vannucchi, allora uno dei divi degli sceneggiati Rai (e anche questo piacque poco ai custodi dell’ortodossia cinefila), è con grande aderenza fisica Alcide De Gasperi.

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