Docufilm da non perdere stasera in tv: NUCLEAR NOW di Oliver Stone – merc. 7 agosto 2024

Nuclear Now, un documentario di Oliver Stone (2022). La7, ore 21:15, mecoledì 7 agosto 2024.
Dopo quello sul rapimento per opera della Cia dell’imam Abu Omar in onda l’altra sera, arriva su la7 un altro documentario perfetto per un dibattito di quelli che sapeva innescare sull’emittente di Urbano Cairo Andrea Purgatori. Ma Purgatori non c’è più e con lui sembra sparito dalla 7 il format ‘cineforum in tv’ . Eppure il tema, pardon i contents di questo Nuclear Now sono bollenti e dunque assai adatti per un talk all’ultimo sangue tra ‘divesi pareri’. Oltretuto dietro la macchina da presa c’è un regista da sempre assai abile nell’accendere la miccia della polemica come Oliver Stone. Che, comunque lo si giudichi, resta un robusto cineasta in grado di narrativizzare, in formato fiction o cinema-verità o ibrido che sia, anche i contenuti più ostici e meno appetibili. Era da un po’ che non si vedeva un suo lavoro, dopo i tre assai discutibili docu-intervista, anzai faccia-a-faccia-con-la-Storia da lui dedicati a strabordanti e poco raccomandabil figure degli ultimi decenni di politica internazionale, Castro, Putin e Chavez: tre uomini forti non proprio dediti al rispetto dei diritti umani e al culto democratico, tutti tribuni populisti in grado di infiammare le masse nazionali (ma anche di spaccarle rovinosamente). Quando nel programma della Mostra di Venezia 2022 apparve questo Nuclear Now (non in concorso però) si restò allibiti: ma come, un film nel quale Stone – l’eterno irregolare del cinema, l’eterno outsider – riabilita l’energia considerata più sporca e contaminante di tutte, quella nucleare, anzi la promuove a soluzione di tutti i nostri mali? Un’altra giravolta del bastiancontarissimo regista di Platoon volta a spiazzarci? Una provocazione? Ci si aspettava lo scandaluccio alla vigilia degli screening veneziani con platee urlanti e fischianti, visto che il nucleare è trai bersagli più odiati dagli ecologisti di ogni latitudine e longitudine (e alla Mostra i verdi e gretiani sono una presenza copicua). Invece niente, qualcuno Nuclear Now se lo è andato a vedere, molti lo hanno scansato, e di scandalo neanche l’ombra di un’ombra. Stasera arriva la messa in onda sulla 7 e tutti potranno farsene un’opinione,
Si sa, Oliver Stone non è uno da sottigliezze, tendendo piuttosto alla militanza cinematografica, alla presa di posizione netta e decisa, a una certa trombonaggine predicatoria e faziosa e Nuclear Now non fa eccezione. Lui, il sollevatore di polveroni a mezzo macchina da presa, non si tira indietro e grida al mondo che il nucleare a uso civile  è cosa buona, buonissima, la vera alternativa all’energia sporca dei combustibii fossili rovina del pianeta. Altro che pale eoliche e pannelli solari. Si è esagerato  – argomenta Stone -, anche a causa dell’allarme suscitato dagli incidente alle centrali di Three Miles Island, Fukushima, Chernobyl, la pericolosità delle radiazioni. E a suffragio della sua tesi riporta opinioni di esperti vari. Se avesse una quache ragione? Non sarebbe il caso di valutare come predica lui l’ipotesi del ritorno al nucleare civile senza pregiudiziali ideologiche e con un approccio sanamente laico e pragmatico? Solo che Stone non è tipo da dibattiti e confronti pacati, lui se mai impugna bandiere, urla slogan, agita oltre alle bandiere anche le coscienze. È la cifra sua, prendere o lasciare. Va detto che qui si dà un gran da fare, penetrando nei santuari tecno-politici in cui si gestisce la produzione su larga scala del nucleare “buono” per indagare da vicino il cosa si fa e il come lo si fa: santuari che stanno negli Stati Uniti, in Francie e, ebbene sì, in Russia (i suoi buoni rapporti da quelle parti si devono essere consolidati dopo il suo film-intervista a Putin). E direi che è proprio la parte dedicata alla Russia quella da tenere d’occhio stasera con più attenzione. Poteva mancare quella vena cospirazionista che da tempo distingue Stone? Uno che, ricordiamolo, con JFK ha girato un film-manuale del complottismo. Ebbene, anche in Nuclear Now si allude a un oscuro nemico che avrebbe fatto di tutto per demonizzare l’uso del nuceare di pace presso l’opinione pubblica ingigantondene i rischi: trattasi, a suo dire, della lobby sovranazionale dei produttori e raffinatori di petrolio e gas che, in caso di affermazione sul mercato del nucleare, vedrebbero i il proprio business crollare. Insomma Stone resta Stone. E siccome la sua capacità di affabulazione e di fare spettacolo sono indubbie, vale la pena vederlo qusto suo film. Anche senza dibattito a seguire.

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