L’ombra di Caravaggio di Michele Placido (2022), Rai 3, ore 21:20. Venerdì 9 agosto 2024.


Presentato alla Festa di Roma 2022, uscito in sala realizzando un dignitoso incasso di 2,1 milioni (non così poco per un film italiano non-commedia), approda adesso sulla tv generalista L’ombra di Caravaggio. Qualcosa di diverso – non troppo, ma diverso – dal solito biopic agiografico di glorie nazionali in cui s’è pigramente specializzata la nostra industria dell’entertainment cinetelevisiva, diverso anche dal solito affrescone celebrativo e piatto per scolaresche deportate di malavoglia al cinema, se mai un tentativo di mettere in piedi intorno alla figura già molto raccontata di Caravaggio un prodotto ambizioso da esportazione e aggiornato ai modi, ai gusti, alle forme, ai linguaggi della contemporaneità. Con capitali anche francese oltre che nazionali, a garantire un budget più consistente e quindi un tasso più alto di spettacolarità con la presenza di star come Louis Garrel e (nientedimeno che) Isabelle Huppert accanto ai nostri Riccardo Scamarcio e Micaela Ramazzotti.
Piuttosto che ripercorrere linearmente la vita del Caravaggio gli autori (tra cui anche uno sceneggiatore di lungo corso quale Sandro Petraglia) ricorrono a un dispositivo da detective e crime story che permetta una narrazione “a rete”, per incrociati lampi e frammenti: immaginando che la Chiesa metta sulle tracce di Michelangelo Merisi un ecclesiastico, una sorta di inquisitore chiamato l’Ombra incaricato di setacciare vita presente e passato del discusso benché talentuoso pittore. Il quale, già sulla soglia della condanna morale e della punizione per la sua condotta sregolata, per le sue frequentazione di criminali, prostituti e prostitute, giocatori d’azzardo, ha rishiato la pena peggiore per aver ucciso il prosseneta Ranuccio. Lui asserisce di essersi solo difeso, ma Santa Madre Chiesa, prima di graziarlo, vuole saperne di più ed è (anche) per questo che lo ha messo sotto sorveglianza da parte dell’Ombra. Un pretesto narrativo per rischiarare ogni passaggio e ogni anfratto della turbinosa esistenza del Merisi. Alla regia Michele Placido, cineasta non certo incline alle carinerie e al bon ton salottiero, se mai attratto dalle vite tumultuose e dagli sfondi storici corruschi. L’ombra di Caravaggio è un film oscuro, anzi chiaroscurato e fortemente contrastato come il suo main character, con una fotografia che cerca di restituire la potenza espressiva e la dialettica luce-buio della pittura caravaggesca. Scamarcio, uno dei pochi nostri attori esportabili, è un Caravaggio geniale e sregolato come da cliché ma che, assecondando il disegno della regia, quel cliché lo porta fino al punto di esplosione. Louis Garrel è il gelido inquisitore-ombra, Isabelle Huppert è la nobildonna Costanza Colonna, protettrice e forse amante di Merisi. Inizio film a Napoli, anno 1609, con un Caravaggio diviso tra miserie (dei bassifondi, con tanto di femminielli) e nobiltà (dei palazzi aristocratici).
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