Psyco di Alfred Hitchcock (1960), Rete 4,ore 21:31. Martedì 13 agosto 2024.

Forse il film di tutti i film di Hitchcock, il più suo, il più innovativo ed esplorativo. Come peraltro si evince dal non molto riuscito biopic di qualche anno fa Hitchcock con Anthony Hopkins e Helen Mirren, ricostruzione del tormentato progetto di Psyco e del suo altrettanto tormentato tournage. C’è chi sostiene che la famosa scena della doccia sia lo spartiacque tra il vecchio thriller e il contemporaneo cinema horror, quella che apre a nuove visioni di paura in cui l’autore non ha più scrupoli nel mostrare tutto il proprio sadismo e nel solleticare quello dello spettatore. L’efferatezza di Psyco, forse per la prima volta al cinema, non cerca più alibi e attenuanti, si presenta da sé, priva di ogni filtro. Film epocale cui tutto è già stato detto e raccontato, mille volte visto e però sempre capace di catturare. La fuga di Janet Leigh, il suo arrivo in quel sinistro Bates Motel, il timido Anthony Perkins/Norman Bates, la fine sotto la doccia, equel gorgo dell’acqua, una delle invenzioni più geniali della storia del cinema. Stavolta, ed è insolito per Hitchcock, la soluzione del mistero e il chi-è-l’assassino arriva solo alla fine, ed è una rivelazione sconvolgente. Il povero Anthony Perkins non si emanciperà mai più nella vita da Norman Bates: posseduto, esattamente come il suo personaggio, da un fantasma del passato. “La mia più grande soddisfazione è che il film ha avuto un grande effetto sul pubblico. In Psycho del soggetto mi importa poco, dei personaggi anche, quello che mi importa è il montaggio, la fotografia, la colonna sonora e tutto ciò che è puramente tecnico che possa far urlare il pubblico”: così parlò Hitchcock nell’intervista fiume rilasciata a François Truffaut poi diventata quell’imprescindibile libro che è Il cinema secondo Hitchcock (Il Saggiatore). Quanto sia attuale Psyco, quanto sia ancora capace di irradiare suggestioni e inquietudini, lo si vede dalla quantità di registi che continuano a citarlo. L’ultimo caso è quello di Trap di M. Night Shyamalan.
Da leggere: Una visita al Bates Motel di Guido Vitiello (Adelphi, 2019), dove l’autore ripercorre il capolavoro hitchcockiano estraendone nuove prospettive, letture, visioni, interpretazioni. stratificazioni. Un viaggio attraverso le pieghe di Psyco che riesce a sorprendere anche il cinefilo più scafato.
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