Film: RAW – UNA CRUDA VERITÀ di Julia Ducournau (2016)

Raw (Grave) – Una cruda verità di Julia Ducournau (2016).
Disclaimer: definisco imperdibile questo film non tanto per il suo valore intrinseco, ma per come sia diventato un caso esemplare e pressoché unico nel cinema recente. Ovvero: il caso Ducournau. Che cerco adesso di spiegare.
Ci sono maestri del cinema che hanno sfiorato e però mai vinto la Palma d’oro, come Pedro Almodovar. Poi c’è lei, Julia Ducournau, che a 38 anni, e solo al suo secondo film, la Palma la vince al festival di Cannes 2021 con il suo, peraltro molto controverso, Titane. Un horror freddo, concettuale, assai programmatico e con implicazioni fortemente woke che ho francamente detestato per la sua greve dimostratività, ma anche per lo sguardo lurido, sporco, opaco, che però là, sulla Croisette, ha conquistato la giuria capitanata da Spike Lee. Ne ho scritto ampiamente. Adesso conviene riavvolgere il nastro e ripercorrere curriculum e cursus honorum della regista. La quale esordisce nel lungometraggio proprio con questo Raw, anno 2016, presentato a Cannes non al festival maggiore ma alla rassegna indipendente Semaine de la critique. Dove vince il premio Fipresci della critica internazionale e si impone come la rivelazione (io però, come mi capita spesso con i film della Semaine, non riesco a vederlo). Da lì un culto che si alimenterà di trionfi successivi in altri festival in giro per il mondo e grazie al sostegno della critica, soprattutto francese. Fu vera gloria? A mio parere Raw è molto meglio di Titane, ancora un film a suo modo sentito, partecipato, girato non in obbedienza alle leggi del marketing culturale ma per una necessità interiore di dire, esprimere, scavare, indagare. Una ragazza si è iscritta a una facoltà belga di veterinaria. Ad accoglierla c’è la sorella maggiore, ma anche un gruppo di ragazzi che la sottoporranno ai soliti orrendi riti di iniziazione riservati alle matricole come lei. Sicché Justine, vegetariana anzi vegana, si ritrova costretta in una delle tante vessazioni cui è sottoposta a mangiare carne che la ripugna. Intanto il quadro intorno a lei si fa sempre più allarmante, i segnali di minaccia e di oscura violenza si moltiplicano. E Justine sente crescere in sé sempre più forte l’impulso carnivoro, che si trasforma progressivamente in cannibalismo.
L’horror come linguaggio per raccontare il passaggio all’età adulta e i suoi traumi, le insicurezze verso il proprio corpo, l’attrazione e insieme il terrore per la sessualità, la rigidità dei generi e la loro sovversione attraverso la fluidità. Raw è tutto questo, senza troppe forzature e concettualizzazioni, mantenendo sempre il suo primo strato di film di paura immediatamente fruibile, senza troppi filtri. Sono qualità che secondo me spariranno in Titane, dove a prevalere saranno la magniloquenza, l’eccesso urlato, il sensazionalismo, la messagggistica esplicita. Ma Raw resta un bell’esordio. Da vedere.

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