Film imperdibile stasera in tv: AS BESTAS di Rodrigo Sorogoyen – sabato 24 agosto 2024

As Bestas – La terra della discordia di Rodrigo Sorogoyen (2022), Rai 4, ore 21:21.
Film dello spoagnolo Rodrigo Sorogoyen, ormai autore riconosciuto in tutto il continente: passaggi ai festival più importanti (Cannes, Venezia, Torino), premi nazionali e internazionali vinti (per questo As Bestas si è portato a casa ben 9 Goya spagnoli e perfino un francesissimo César). As Bestas – articolo in galiziano, non in castigliano: altrimenti sarebbe Las Bestas – è stato un caso fino dal suo apparire al Festival di Cannes 2022, inserito nella selezione ufficiale all’ultimo secondo, ma messo fuori concorso, non in competizione per la Palma d’oro: il che suscitò imediatamente qualche polemica. Molto apprezzato, molto applaudito: come si sarebbe detto nelle recensione die Vice di un tempo (un secolo fa), successo di pubblico e di critica. Il che ai festival non è così ovvio. Film poderoso, insieme autoriale e commercial-popolare, costruito secondo una rigoroso visione di cinema ma anche avviuncente. L’indagine quasi antropologica su un microcosmo e le sue pulsioni più nefaste e nascoste, pronte a esplodere e fare sconquassi al primo pretesto. As Bestas è un film-teorema, la demolizione per mezzo cinema di ogni bamboleggiante neo-rousseauiano ritorno alla natura, di quella subcultura ecologista oggi imperante che celebra la purezza del vivere semplice e del comunitaismo, è la lucida analisi del verminaio che si nasconde sotto quell’assoluto naturale ritenuto salvifico per un abbaglio ideologico, per una ubriacatura antindustriale. Succede che una coppia di francesi maturi – lui si è apena ritirato dal lacoro, lei è la moglie devota – decidano di comprarsi nella Spagna dl Nord, nella Galizia atlantica e montuosa e così poco languidamente medioterranea, un podere ove impiantare colture secondo i dettami della  sostenibilità. Sembra l’Eden, sarà l’inferno. I rapporti coi vicini si guastano, le oscure minacce verso i nuovi arruvatio si moltiplicano. Mentre unamultinazionale cerca di accapparrarsi a ogni prezzo i terreni per impiantarvi le sue gigantesche pale eoliche. Sorogoyen testimonia con, se così si può dire, impassibile partecipazione la oprogressiva corrosione delle sicurezze dei due protagonisti, lo sfaldarsi di ogni loro (e nostra) illusione sulla bontà naturale degli umani. Ogni retorica sul borgo selvaggio incorrotto, sul comunitarismo solidale, viene frantumata in questo implacabile apologo. Dove si analizza come in un esperimento di laboratorio i meccanismi di perversa autodifesa tribale, le dinamiche scatenate in un microcosmo chiuso dall’arrivo dell’estraneo, il suo rigetto, la sua espulsione violenta dal corpo sociale. Per via delle sue derive horror, non proprio un film per anime sensibili. Con Denis Ménocher, sempre più grosso e sempre più bravo, e Marina Foïs. Precedenti filmici cui fare riferimento: Un tranquillo weekend di paura di Joihn Boorman, Il vento fa il suo giro di Guorgio Diritti, Cane di paglia di Sam Peckinpah.

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