Salvatore – Il calzolaio dei sogni, un documentario di Luca Guadagnino (2020). Rai 1, ore 0:05, sabato 24 agosto 2024


Salvatore Ferragamo con Aidrey Hepburn
Si direbbe un film d’occasione e su commissione questo Il calzolaio dei sogni che va a ricostruire opere, vita pubblica e privata, mitologie, successi e anche qualche smacco professionale di Salvatore Ferragamo. Stilista-imprenditore di origine irpina ma che a Firenze, in mezzo a quegli echi di Rinascimento, avrebbe stabilito la sua sede, il centro del suo lavoro e di quello che diventerà il marchio globale che porta il suo nome. Marchio che sta per abiti, scarpe, borse e altro. Visto fuori concorso a qualche Venezia fa, Salvatore – Il calzolaio dei sogni, nonostante il suo essere (almeno così credo) un film su commissione), è anche pienamente un film di Luca Guadagnino. Del tutto compatibile con il suo cinema soggiogato dalle forme, dalla bellezza, dalla glamourizzazione-erotizzazione dell’immagine, dai corpi. Si vedono le calzature-sculture che imposero Salvatore Ferragamo in America e diventarono un feticcio per le star di Hollywood. Si ricostruisce la sua vicenda umana, da un villaggio campano fino all’America e al suo ritorno in Italia, a Firenze. Una storia di fatica e di emigrazione, non solo di lustrini e glamour. Un film che è la celebrazione di un’avventura umana e professionale comunque la si guardi straordinaria, ma che miracolosamente ce la fa, pur sfiorandola in più di un momento, a evitare l’agiografia. Ed è anche il ritratto di una donna, Wanda, la moglie di Salvatore, che in tempi ancora non propizi al protagonismo femminile, ha saputo, dopo essere rimasta vedova, ritagliarsi il ruolo di imprenditrice e anima dell’azienda di famiglia.