Venezia 2024. TROIS AMIES (Tre amiche), un film di Emmanuel Mouret. Recensione

Trois amies (Tre amiche) di Emmanuel Mouret. Con Camille Cottin, Sara Forestier, India Hair, Grégoire Ludig, Damien Bonnard, Vincent Macaigne, Éric Caravaca. Concorso. Voto tra il 6 e il 7
Il mio primo incontro con il cinema di Emmanuel Mouret è stato a un Locarno di parecchi anni fa, dov’era in concorso il suo Un’altra vita, tentativo di resuscitare in terra di Francia il melodramma americano anni Cinquanta (Sirk, Minnelli ecc.). Non piacque granché (a me però sì). Non vinse nessun premio. Di lì a non molto Mouret avrebbe se non cambiato certo riorientato la propria rotta abbandonando le complesse costruzioni a feuilleton per un cinema sempre più radicalmente neorohmeriano (o apparentemente tale), cinema di parola, di conversazione, con storie e intrecci per niente mélo, tutt’al più increspature, cerchi nell’acqua, schiume subito piallate via dalla corrente veloce della vita. Al posto di passioni forti, di piene intensità emotive, ecco il marivaudage, amori che si intersecano senza conseguenze, fragili, precari, pronti a dissolversi per ricomporsi altrove. Una leggerezza programmatica, uno scivolare sulla superficie che via via è diventato il marchio di Emmanuel Mouret. Esemplare questo suo nuovo Tre amiche, dove tutto scorre via senza lasciare nei suoi personaggi (e forse anche in noi spettatori) tracce né tantomeno ferite profonde, in una commedia ora degli equivoci, ora della seduzione, ora della simulazione e degli inganni. Con un lieto fine che non ammette la minima ombra, dove tutte le tessere tornano al loro posto a comporre un’armonia ritrovata. Ed è questa non-volontà di accettare o almeno fare i conti con la sconfitta, il male, il negativo il vero limite di un film indiscutibilmente bello anzi (usiamo l’inusabile parola) delizioso, fino a sfiorare pericolosamenta la carucceria.
L’armonia iniziale che a un certo punto rischierà di rompersi (ma non succederà), è quella tra le giovani donne Joan, Alice e Rebecca. Siamo a Lione, città dai due fiumi, austera e elegante. Tra le tre amiche tutto procede a meraviglia, non così tra ciascuna di loro e i rispettivi uomini. Joan non prova più alcuna passione per il buon marito Victor, Alice teorizza la superiorità del non-amore sull’amore e dunque con il compagno Eric mantiene una relazione di intimo anonimato. Mentre Rebecca ha un segreto: la relazione con Eric, il compagno di Alice. Queste coppie si incrineranno, alcune pericolosamente altre meno, nuove coppie, anche sorpendenti, si formeranno. La geografia amicale tra le protagoniste è variabile, sempre diversa ma in fondo sempre uguale a sé stessa. Cambiano di volta in volta i partner, ma alla fine, come vogliono le regole del recente Mouret, l’armonia viene ristabilita. Che dire? Ci si appassiona ma con moderazione al rondò di Joan, Alice, Rebecca e dei loro uomini, a questa commedia classica spostata nella Francia contemporanea. Il lato drammatico c’è (Rebecca che si porta a letto l’uomo dell’amica, un paio di abbandoni improvvisi e meschini, perfino una morte), ma senza esagerare, senza rovinare il gioco del marivaudage. Nemmeno il morto sparisce del tutto anzi ritorna come gentile fantasma pronto a vegliare benevolmeente sulla moglie che intanto non si nega a nuovi amori. Tutto assai francese, assai ben scritto, e mai una caduta di stile. Però la sensazione è di un cinema artificiale chiuso nella sua bolla e non comunicante con il mondo là fuori. Per dire: i personaggi sono quasi tutti insegnanti, quindi si suppone con stipendi decorosi ma non opulenti, ma se si tratta di cambiare casa bastano loro un paio di giorni per trovarne una nuova, grande, luminosa, bellissima, con splendido affaccio sull’uno o l’altro fiume di Lione. Possibile che solo a Milano con uno stipendio medio non si trovi neanche un sottoscala? O è il cinema di Mouret a essere totalmente avulso dalla contemporaneità? Si diceva: cinema neorohmeriano. Ma Rohmer pur nella sua levigatezza e astrazione non ha mai comunicato un simile senso di estraneità al reale.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, Dai festival, festival, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.