Io, noi e Gaber, un documentario di Riccardo Milani (2023), 135′. Nove, ore 21:25, lunedì 16 settembre 2024.
Uno dei documentari più visti l’anno scorso in Italia (circa 700mila euro l’ottimo incasso) e uno dei più premiati. Girato da un signore che il cinema popolare lo conosce bene e lo sa fare, Riccardo MIlani, l’uomo dietro la macchina da presa di successi quali Come un gatto in tangenziale 1 e 2, Un mondo a parte, Corro da te, Benvenuto presidente. E che in questa occasione si è dedicato al cinema del reale, ricostruendo opere, lascito, vita publica e vita privata di un monumento della nostra canzone d’autore, Giorgio Gaberscik detto Gaber. Che in decine di anni di carriera ha attraversato l’Italia e le sue mutazioni cantando e recitando, situandosi al centro della musica pop e poi, nei suoi anni maturi, in quello che proprio a partire dalle sue performance si chiamerà teatro-canzone. Canzone che si fa spettacolo, rappresentazione complessa e totale. Insomma tutto il Gaber che ricordiamo e abbiamo amato. O, se preferite, il signor G, il suo alter ego da palcoscenico. Qui rievocato attraverso immagini e video, molti dei quali inediti, provenienti dalla fondazione in suo nome presieduta dalla figlia Dalia Gaberscik. Si va dai successi dei primissimi anni Sessanta su testi di Umberto Simonetta alle partecipazioni sanremesi, agli anni Rai, fino agli anni Settanta e oltre in cui nasce e cresce il Gaber engagé, sorta di osservatore critico e sardonico (con una qualche affinità con l’ultimo Pasolini) di un paese in preda a una profonda transizione antropologica. Molti i contributi di chi l’ha conosciuto da vicino. Ombretta Colli in primis, naturalmente. E poi amici, colleghi, collaboratori, addetti ai lavori, da Claudio Bisio a Ivano Fossati a Massimiliano Pani a Mogol a Gianni Morandi a Jovanotti. Qualcosa di più di un amarcord e di un docu nostalgico, il nostro passato prossimo e quasi remoto rivisto attraverso un testimone speciale, insieme partecipe e distaccato, di nome Gaber.
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