Contagion di Steven Soderbergh, canale 20, ore 21:12. Mercoledì 2 ottobre 2024.

Eccolo, il film di Steven Soderbergh che nel 2011 immaginava tra Asia, Europa e America origini e effetti di una pandemia. Sembrava il solito catastrofico-distopico, adesso conviene (ri)guardarlo con la consapevolezza che abbiamo acquisito di questi tempi di Covid-19 (che, scusate il tono didattico-saccente, indica la malattia, non il virus, il cui nome inutilmente complicato è Sars-Cov-2). Anche se Contagion non va visto come una profezia, né tantomeno come un cinetesto scientificamente chiarificatore (e chiaroveggente), piuttosto come spettacolo in cui si drammatizzano ansie, paure legittime, allucinazioni, paranoie individuali e collettive, ma anche attendismi, errori di valutazione, colpevoli minimizzazioni: questi sì assai simili a quanto abbiamo sperimentato ai tempi del Covid duro.
E comunque, meno male che Steven Soderbergh c’è e non ha mantenuto il proposito, annunciato alla Berlinale qualche anno fa, di non girare più film (per il cinema). Perché c’è bisogno di gente come lui che sappia muoversi con scioltezza tra autorialità e genere fregandosene bellamente di ogni pretestuosa barriera doganale tra i due. Oltretutto, Soderbergh è abilissimo nel girare con relativamente pochi mezzi e nei modi del cinema indie prodotti altamente spettacolari. Questo Contagion – ottimi incassi al box office americano e non solo – illustra perfettamente la sua idea di cinema, la sua visione. Drammatizzando la paura planetaria per una possibile pandemia influenzale molto, molto letale, Soderbergh racconta di come un virus sfugga ai controlli e si propaghi rapidamente. Il primo a esserne vittima è un businessman di ritorno da Hong Kong (si sa, è la conferma è arrivata puntualmente anche con il Sars-Cov-2, è sempre la Cina la maggiore indiziata di incubare i peggio microrganismi patogeni), altri presto seguiranno, e sarà lotta per arginare il contagio. Thriller medical-virale che riprende un classico come il paurosissimo Bandiera gialla di Elia Kazan. Facile vederci una metafora di altre ossessioni serpeggianti in questo nostro mondo contemporaneo. B-movie assai consapevole e autoriale con una squadra d’attori di serie A che, come sempre, Soderbergh è riuscito a radunare: Matt Damon, Marion Cotillard, Jude Law, Gwyneth Paltrow, Kate Winslet, Laurence Fishburne.
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