Film imperdibile stasera (ven. 11 ott.) in tv: LA FAMOSA INVASIONE DEGLI ORSI IN SICILIA di Lorenzo Mattotti

La famosa invasione degli orsi in Sicilia, film animato di Lorenzo Mattotti (2019). Rai Scuola canale 146, ore 21:00, venerdì 11 ottobre 2024.
Sono stretti i rapporti tra Lorenzo Mattotti, uno dei nostri maggiori artisti del disegno, e il cinema. Sua  è la sigla che da alcune edizione precede la proiezione dei film alla Mostra di Venezia, suo questo meraviglioso lungometraggio animato tratto con qualche libertà dal racconto-con-figure di Dino Buzzati prima pubblicato a puntate sul Corriere della sera neli anni della guerra, poi raccolto in un volume. Quello di portare su grande schermo La famosa invasione degli orsi in Sicilia (raro esempio in Italia di uno scrittore anche disegnatore) era, da molto tempo, un sogno coltivato da Mattotti e reso possibile finalmente negli anni Dieci grazie all’intervento produttivo della francese Prima Linea, casa specializzata in animazione d’autore (dalla sua fucina è uscito quel piccolo capolavoro che è La tartaruga rossa). Sei anni di lavorazione, fino alla prima mondiale con tutti gli onori e la pompa di cui i franesi sono capaci a Cannes 2019, nella sezione Un certain regard. Ottima l’accoglienza riservata dai critici al lavoro di Mattotti: purtroppo non basterà a coonvincere gli sopettator.Proiettato prima in Francia e poi nel resto del mondo, La famosa invsione degli orsi in Sicilia otterrà incassi parecchio al di sotto delle aspettative e dell’investimento fatto, condannanbo la sua casa di produzione alla chiusura. Il che ha aggiunto al film una cert’aura maledetta, di capolavoro bello e dannato, un sorrta di Cancelli del cielo del cinema animato. Il suo guaio è di essere troppo autoriale e poco accogliente verso lo spettatore medio, con una grafica, un’immagine, sublime ma che non ha niente a che spartire con quella degli animati di sucesso: nessun ricorso al digitale, niente stop and motion (fiiguriamoci), se mai la trasposizione rigorosa su schermo dell’estetica di Mattotti, della bidimensionalità del suo tratto, della pienezza cromatica delle sue tavole, del suo nitido segno geometrico applicato alle figure animali e umane, e niente compromessi con facili soluzioni paradisneyane. Il che ne ha fatto un film non così adatto né ai giusti del marmocchio globale, né a quelli degli adulti (un doppio registro nel quale ha saputo invece distinguersi la produzione Pixar, con gli incassi stratosferici che sappiamo).
La storia: il re deigli orsi Leonzio decide di scendere a valle con le sue truppe  e di partire alla conquista del Graducato di Scilia per sottrare la sua comunità alla carestia, ma anche per ritrovare il figlio Tonio, rapito da tempo dagli umani e mai più tornato a casa. Un trasparente apologo sui rapporti complicati tra umani e animali che nel libro Buzzatti trova alla fine una sua soluzione. Nel film gli sceneggiatori aggiungono qualcosa che nello scritto originale non c’era, il personaggio del cantastorie Gedeone che, rifugiatosi in una caverna con la figlia Almerina (nome che è un omaggio all’amata moglie di Buzzati), le racconta – anche per intrattenere un minaccioso orso nel frattempo sbucato dal buio – del re Leonzio, di suo figlio Tonio, della guerra con il Granduca. Ne esce uno spettacolo fantasmagorico, di pura, abbagliante bellezza. Film fuori dall’ordinario e dal canone favolistico dell’animazione media, risultando un apologo più inquietante che rassicurante, forse al di là delle stesse intenzioni dell’autore. La voce del vecchio orso saggoo è quella di Andrea Camilleri, e anche questo contribuisce a farne un culto.

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