Pacifiction – Un mondo sommerso di Albert Serra (2022), Rai 3, ore 1:00, sabato 12 ottobre 2024. Da domenica 13 ottobre su Rai Play a questo link.

Lo spagnolo, pardon: catalano, Albert Serra è ormai, a 49 anni, un autore imprescindibile. Dopo essere stato oggetto per almeno una decade di un appassionato ma ristretto culto cinefilo ha cominciato la sua emersione verso una più ampia notorietà a Locarno 2013 vincendo il Pardo d’oro con Història de la meva mort, ‘Storia della mia morte’, ricostruzione in lingua catalana delle avventure estreme di un Casanova invecchiato, disfatto, in esilio in Boemia. Lo ricordo a quel festival ancora circonfuso di un’aura maudite e ribelle, da cineasta non allineato e provocatorio (si fece intervistare da una mia collega in piscina, per dire). Dopo quel lancio locarnese, è arrivata la promozione verso un altro e ben più illuminato palcoscenico, il festival di Cannes. Dove presenta prima fuori concorso il bellissimo La mort de Louis XIV, poi a Un certain regard il sordido Liberté, resoconto della notte orgiastica di alcuni libertini appena espulsi dalla Francia e in cerca di rifugio in Germania. Tre film in costume, con un’attenzione speciale al Settecento, l’età dei lumi e delle ombre.
Lo si ritroverà, Serra – che intanto ha abbandonato le posture ribelli e assuntto modi e abiti più appropriati al nuovo status di Autore Riconosciuto -, finalmente promosso, nel 2022, nel concorso di Cannes con questo sorprendente Pacifiction. Film che, inserito nella competizione all’ultimo momento, diventa la rivelazione del festival, anche se poi nel palmarès verrà ignorato. Vedendolo ci si rese subito conto di come Serra avesse fatto un salto, realizzando finalmente un film certo coerente con il proprio tragitto, però meno respingente, meno altero, più accogliente verso il pubblico. Difatti Pacifiction sarà in Francia un buon successo al box office, un successo confermato in seguito da un pugno di nomination ai César. Ed è di pochi giorni fa la notizia dell’ennesimo trionfo di Albert Serra, la Concha de oro vinta al festival di San Sebastian 2024 con il suo Afternoons of Solitude, cruento (dice chi l0 ha visto) documentario sulla corrida.
Ma torniamo a Pacifiction, in onda stasera tardi a Fuori Orario su Rai 3 (e si spera da domani per qualche giorno su RaiPlay), il cui sottotitolo, in originale Tourment sur les Îsles, Tormento sulle isole, chissà perché è diventato in Italia Un mondo sommerso (in che senso, scusate?, visto che siamo a Tahiti che, nonostante il catastrofismo climatico dilagante, sommerso non è. Dite che si tratta di metafora? già, ma di che?). Che è un oggetto cinematografico impossibile da definire, resistente a ogni tentativo di classificazione. Sorprendente innanzitutto perché Serra abbandona la Storia e la sua passione per Sei e Settecento per immergersi nell’oggi. Meglio: in una specie di altro oggi possibile, parallelo, qualcosa tra il distopico e il conrofattuale contemporaneo. Ci troviamo nalle Polinesia francese, “collettività d’oltremare”, dall’altra parte del globo, pieno Oceano Pacifico. L’Alto commissario De Rolle è stato inviato da Parigi, oltre che per rappresentare la République, per sondare e intuire che cosa si muova nelle viscere di quel territorio esotico, sfuggente e impenetrabile. Dove sotto l’apparente pacificazione si muovono oscure tensioni ribelli, antagoniste, forse anche autonomiste. Lui, un Benoît Magimel al massimo della sua potenza fisica e espressiva, dal corpo espanso e sfatto eppure poderoso e seducente, capace di occupare lo spazio schermico come pochi attori oggi (difatti vincerà per questo film il César come migliore protagonista maschile), attiva ogni sua capacità per venire a capo dell’enigma. Eccolo muoversi felpato, apparentemente svagato e negligente e invece focalizzato sulla sua missione, tra ambienti ufficiali e una Tahiti marginale, notturna, laterale di bar equivoci e promiscui, discoteche dalla musica ipnotica e figure ambigue. Tra servitori fedeli allo stato e possibili traditori, informatori, spie al servizio di chissà quale nemico, forse esterno, forse interno e vicino. Corre voce che al largo si aggiri un misterioso sottomarino, a segnalare che la Francia sta per riprendere i famigerati test nucleari degli anni Cinquanta e Sessanta. De Rolle ne è al corrrente? E se intrigo c’è, qual è il suo ruolo? Ma a Alberet Serra non interessa la spy story, né tantomeno raccontarci chi sia davvero De Rolle. Che per lui è soprattutto una guida, un testimone, un Virgilio nei gironi di quel paradiso-inferno. Ecco la macchina da presa seguire De Rolle/Magimel tra mare, cieli, città e villaggi, sempre accompagnato dalla sua assistente, una transgender di strepitosa bellezza che forse è la sua amante forse no. Attraverso di lui Serra ci mostra gli ambienti dei nativi, degli expat, dei leali alla République e dei possibili cospiratori. Su tutto e tutti, come i surfisti che vediamo in una sequenza memorabile, scivola De Rolle con il suo corpo espanso, con lo sguardo che tutto sembra vedere, anche l’invisibile. O forse no, forse irrimediabilmente opaco, cieco. Pacifiction è un racconto insieme della Storia e del suo fantasma, è il reale e insieme la sua (farneticante?) trasposizione immaginaria. O forse è la critica, esercitata con la consapevolezza di oggi, dell’orientalismo, del come (secondo Edward Said) abbiamo guardato in modo distorto e inconsciamente suprematista all’altro da noi. Di come la Francia ha guardato Tahiti, lasciandosi insieme attrarre e respingere dal suo (presunto) primitivismo. Con quell’immaginario coloniale Pacifiction cerca di fare i conti, per verificarne l’oltrepassamento o, al contrario, la persistenza sotto altre spoglie e con altri mezzi. Non diversamente da quanto un cineasta di radici non lontane da quelle di Serra, il portoghese Miguel Gomes, ha fatto con Tabu e il recente Grand Tour, presentato a Cannes lo scorso maggio.
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