Voci d’oro di Evgeny Ruman (2019). Rai 5, ore 23:06, domenica 13 ottobre 2024.


1990. Il Muro di Berlino è caduto, l’Unione sovietica sta agonizzando. Gli ebrei russi, ai quali a lungo è stato impedito di lasciare il paese, possono, se vogliono, finalmente andarsene. Compreso chi ha scelto di fare l’aliyah e raggiungere Israele. È il caso di Victor e Raya Frenkel, una coppia che ha condiviso non solo la vita, ma anche il mestiere. Entrambi doppiatori cinematografici, hanno prestato le loro voci a star internazionali, soprattutto americane, sono stati, e sono ancora. molto amati dal pubblico. In Israele, sono convinti, troveranno facilmente lavoro. Non sarà così. Una volta installatisi nel nuovo paese non tarderanno a capire che, nonostante la comunità ebreo-russa sia folta, non c’è mercato per la loro professionalità. Che nessuno investe soldi per doppiare in russo le grandi produzioni straniere (o israeliane). E comincia per Victor e Raya la ricerca di una soluzione: si addatteranno a tutto, anche a richieste bizzarre, pur di portare a casa il necessario per vivere. Voci d’oro illustra con qualche sorriso e una certa malinconia di fondo avventure, disavventure, arte di sopravvivere di un uomo e una donna scagliati in una realtà totalmente diversa. E attraverso di loro mette a fuoco la questione cruciale degli 800.000 ebrei russi affluiti in Israele dopo la fine dell’Urss, i loro problemi, la loro non facile integrazione: una realtà misconosciuta nella nostra provincialissima Italia. Il film valica i suoi confini narrativi per farsi anche, in una prospettiva più ampia e globale, una riflessione su cosa sia migrare oggi, cambiare vita, ricominciare in un altrove sconosciuto. Maria Belkin e Vladimir Friedman, i due perfetti protagonisti, hanno immesso probabilmente qualcosa di sé nei loro personaggi
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