Il film imperdibile stasera (sabato 26 ott.) in tv: L’ONOREVOLE ANGELINA di Luigi Zampa

L’onorevole Angelina di Luigi Zampa (1947), Rai Storia, ore 21:10. Sabato 26 ottobre 2024.
Clamorosa performance di Anna Magnani, in un film del primo dopoguerra – anno 1947 – di un neorealismo spurio e poco rosselliniano che già si intride, come il quasi coevo Ladri di biciclette – di umori da commedia: così prefigurando parecchio del successivo cinema italiano. Reduce dal trionfo mondiale di Roma città aperta, anzi, internazionalmente, Open City, Magnani giganteggia e pure gigioneggia occupando ogni possibile spazio schermico quale popolana di borgata romana che, al contrario del pavido consorte, non ce la fa a sopportare i soprusi di cui lei e le famiglie vicine sono vittima. Soprusi operati da un villain che qui ha i tratti più bonari che malvagi – siamo dopotutto nell’accomodante Italia – del padrone di casa, anzi di tutte quelle “case minime”, come si diceva allora, regolarmente allagate da nubifragi e esondazioni, prive di luce e collegamenti con la città, ora immerse nel fango ora nella polvere della calura. E quando il cattivo-ma-non-troppo costruisce lì vicino un più moderno caseggiato dal quale però è esclusa la gente della borgata, Angelina, questo il nome del personaggio interpretato da Magnani, si mette alla testa della rivolta e porta il suo popolo esasperato per l’ennesima alluvione a occupare quel palazzo. Sarà lotta anzi guerra con il Padrone e Angelina diventerà un personaggio famoso in tutta Roma grazie ai giornali che ne hanno fatto un’eroina popolare. Al punto che una non ben chiarita forza politica le chiederà di presentarsi alle imminenti elezioni. Angelina onorevole? L’ultima parte della storia prenderà una piega meno battagliera e diciamo così più tradizionalista. Tanto che per questo improvviso dietrofront il regista Luigi Zampa verrà pesantemente acccusato: si difenderà dicendo che nel caso di cronaca vera cui si era ispirato quello era stato il finale e che lui dunque non se l’era sentita di tradire la “realtà”. Film travolgente dove tutto è perfettamente orchestrato: gli assoli di Angelina, il coro dei personaggi laterali e minori tutti interpretati da meravigliosi caratteristi (e si distingue tra loro Ave Ninchi). Gran successo al botteghino – quarto incasso di quell’anno – e poi successo internazionale. A rivcederlo adesso L’onorevole Angelina ci sembra non solo un nitido ritratto della Roma immediatamente postbellica, ma anche una prefigurazione quasi profetica di tutti i populismi che verranno, dall’Uomo qualunque fino ai recenti pentastellati (e non solo a loro). C’è dentro molto di noi: c’è il mito assai italiano, ma non solo italiano, della purezza del popolo contrapposta alla corruzione e alla protervia della classi alte (per censo, per appartenenze culturali e sociali ecc.), c’è l’esaltazione della (presunta) autenticità e immediatezza degli uomini e delle donne “venute dal basso” a fronte dei luridi giochi dei politici di professione. Film dunque da vedere e rivedere non solo come tappa fondamentale del nostro cinema neorealista, ma anche, soprattutto, come rappresentazione di certi tratti e dati irriducibili, forse eterni, dell’antropologia nazionale. Quanto sia tuttora impresso nell’inconscio collettivo lo dimostra il trionfo di C’è ancora domani di Paola Cortellesi, con quella tranche de vie – di vita popolaresca e romano-romanesca -, con quei grembiuli neri e dimessi da casalinga povera e disperata che richiamano irresistibilmente l’immagine di Angelina/Magnani (anche se la protagonista di C’è ancora domani ha poco a che spartire, nella sua rassegnazione, con la battagliera eroina di Zampa).

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, film, film in tv e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.