Film stasera (sab. 2 novembre) in tv: IL GRANDE LEBOWSKI di Joel e Ethan Coen

Il grande Lebowski di Joel e Ethan Coen (1998), Twenty Seven canale 27, ore 21:06. Sabato 2 novembre 2024.
Culto assoluto per legioni di ammiratori, soprattutto in Italia. Per quanto mi riguarda, film che non mi ha mai conquistato, questione di sensibilità, però mi arrendo al sentire della stragrande maggioranza che ha dichiarato questo lavoro dei fratelli Coen imperdibile da subito, fin da quando apparve a fine anni Novanta. Piacque, continua a piacere, soprattutto alla generazione venuta su nei Sessanta-Settanta dei grandi sogni rivoluzionari e della vita da cambiare in tutti i suoi lati e angoli. Lebowski, detto Drugo (sciagurata italianizzazione dell’originale The Dude), è un reduce di quella stagione, non ha rinunciato a certi ideali pur dietro al cinismo di superficie e dei suoi giorni frikkettoni-alternativi-underground-hippizzanti mantiene tuttora l’aspetto, capelli lunghi e arruffati, abbigliamento fantasiosamente svaccato con ampio uso di calzoncini, camice floreal-hawaiane, golfoni andini, flip-flop ai piedi, più una conduzione di vita sul fancazzista-narciso-ombelicale. Tra aspirazioni di fumi alteranti e ampie concessioni al relax, il Lebowski un certo giorno viene coinvolto in una storiaccia criminale, avendolo due killer scambiato per il bersaglio designato, omonimo di lui, solo infinitamente più ricco. Deciderà di vendicarsi a modo suo dell’affronto subit, innescando una sarabanda tra la farsaccia, la pochade e l’assurdo-comico di marca yiddisch. Jeff Bridges sensazionale nella parte, alternativo e indolente però macho e sexy (ne conosco più d’una ancora invasata del suo Lebowski). Il nomignolo Drugo, come lo apostrofano nella versione italiana e diventato proverbiale, in realtà è solo una cattiva traduzione dell’originale Dude, che vuol dire semplicemente giovanotto, ragazzotto o giù di lì. Uno dei maggiori successi dei di Joel e Ethan Coen. A rivederlo oggi l’aspetto più interessante non è tanto il character di Lebowski ma la rilettura operata dai fratelli autori, rilettura solo in apparenza irriverente e in realtà fedele fino alla devozione, della detective story alla Raymond Chandler, il cui Grande sonno è, benché non apertamente dichiarato, il vero scheletro narrativo su cui si innesta il film con le sua eccentrriche variazioni e divagazioni. Il grande Lebowski oltre il suo assurdo (almeno a tratti) alla fratelli Marx resta un classico noir. Un esercizio ad alto tasso di acrobazia cinefila da parte dei Coen Bros.

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