Berlinale 2025. DREAMS di Michel Franco: recensione. Sesso clandestino

Dreams di Michel Franco. Con Jessica Chastain, Isaac Hernández, Rupert Friend, Marshall Bell, Eligio Meléndez, Mercedes Hernández. Concorso.
Lei è una ricca ereditiera di San Francisco, lui un giovane ballerino messicano entrato clandestinamente in America. Tra di loro una differenza di quasi 30 anni. Siamo dalle parti di Senso di Visconti, ma senza melodramma, piuttosto in una partita di sesso e asimmetrie sociali. L’ennesimo esempio del cinema della crudeltà di Michel Franco. Voto 6/7
Benché accolto piuttosto freddamente al press screening, si è assestato col passare dei giorni come uno dei film più solidi e guardabili di un concorso dalle troppe delusioni e cadute. Dopo l’imprevisto consenso ottenuto a Venezia 2023 con il suo Memory, il messicano Michel Franco, autore chissà perché assai detestato dalla cinefilia di vecchia, nuova e seminuova generazione (il suo Nuevo Orden, inquietante e profetica parabola politica, aveva suscitato in precedenza e sempre a Venezia ondate di riprovazione e sdegno, attirandosi perfino accuse di “fascismo filmico”), torna a lavorare con la stessa attrice, Jessica Chastain: la quale in bacheca ha un Oscar ma resta tra le poche star hollywoodiane disposte a rischiare su progetti non così omologati. Ne esce questo Dreams che potrebbe trovare un posto qui a Berlino nel palmarès e poi un suo pubblico e, chissà, magari anche spazio nella prossima Awards’ Season 2026: un lavoro autoriale, ma con uno sguardo saggiamente rivolto al mainstream e al mercato, dove Michel Franco abilmente ripropone, adattandolo alla temperie contemporanea, alla sue contraddizioni laceranti, allo spirito del tempo un archetipo narrativo di antico conio che ciclicamente riemerge in cinema e letteratura. Vale a dire quello della signora borghese o di alto lignaggio (sociale, intellettuale) che perde la testa e anche la dignità per un uomo (di solito ma non neecessariamente) più giovane e però assai maschio rude e selvaggio con conseguenze di solito per lei fatali, Per stare solo al cinema: Senso di Luchino Visconti con Alida Valli e Farley Granger, La primavera romana della signora Stone da Tennessee Williams con Vivien Leigh e Warren Beatty, Messaggero d’amore di Joseph Losey con Julie Christie e Alan Bates (quasi una riscrittura by Pinter di L’amante di Lady Chatterley). E pure Travolti da un insolito destino di Lina Wertmüller volendo può rientrare, con qualche forzatura, nella lista dei precedenti.
In Dreams la sciura è Jennifer McCarthy, rampolla americana di sterminata dotazione in dollari che si diletta a far la mecenate attraverso la fondazione culturale di famiglia, in particolare finanziando accademie di danza classica e moderna. Compresa una a Mexico City. Ed è lì l’incontro fatale con Fernando, una trentina di anni meno di lei, ballerino di gran temperamento e ovviamente di assoluta perfezione fisica e carica erotica. Diventano amanti, ma Jennifer tornerà negli States e lui varcherà clandestinamente (pagando i truci corrieri con i dollari mandati da lei) la Frontera per raggiungerla a San Francisco. E sarà subito e di nuovo molto sesso, con sequenza abbastanza spinte per un film non così di nicchia (da segnalare quella sulla scala). Non siamo più nell’Ottocento di Senso e neppure negli anni Cinquanta del Novecento in cui Visconti girò il film, molti pregiudizi sono o sembrano caduti, nessuno si scandalizza più per le coppie formate dalla Milf e dal toyboy (scusate il ricorso a un lessico tanto fastidioso), anzi loro stesse spesso esibiscono la cronaca del proprio amore sui social. Eppure. Eppure la coppia Jennifer-Fernando resta nel suo fondo eterodossa, inaccettabile: per la famiglia tradizionale di lui che vorrebbe per il figlio una moglie sua coetanea, soprattutto per il padre e il fratello di lei, e per il loro entourage, che non ce la fanno nonostante le loro proclamate aperture di men te ad accogliere come pari un immigrato messicano ostante le sue riconosciute qualità di danzatore. Michel Franco, bene assecondatoi dai suoi due protagonisti – Isaac Hernández è quasi una rivelazione -, giustamente evita il melodramma spinto, improponibile in un tempo come il nostro in cui ogni senso del peccato e della trasgressione è caduto, spostando la questione tutta sulle asimmetrie sociali. Se preferite, sulle differeneze di classe. Sull’impossibile, ancora oggi, mésaillance tra una ricca Wasp e un immigrato. In una contemporaneità ossessionata dalla paura dello straniero, con le martellanti campagne Usa e europee sulla remigration, sul rimpatrio forzato di massa, Dreams ripropone la questione attraverso un punto di vista e con un dispositivo narrativo che non è quello dell’aperta dennncia ma, più sottilmente, del sex drama. Jennifer si lascia stordire dall’energia erotica di Fernando, ma il suo prolema più che il senso di colpa (come in Visconti) è la vergogna sociale. Jennifer si vergogna di Fernando, lo vuolema nascosto, rinchiuso in una dimensione privata, non vuole e non può introdurlo nel suo mondo. Sarà questo a scatenare ulteriori e non così imprevedibili sviluppi narrativi, anche se nella parte finale il filo si aggrovoglia in palesi contraddizioni e passaggi non ben motivati. Ma Dreams – un altro esempio del cinema della crudeltà di Michel Franco –  si lascia guardare, anche per la buona chimica tra Chastain e Hernandez.

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