Un simple accident (Un semplice incidente) di Jafar Panahi. Con Vahid Mobasseri, Mariam Afshari, Ebrahim Azizi, Hadis Pakbaten, Majid Panahi, Mohamed Ali Elyasmehr. Concorso. Voto 7 e mezzo
Uno dei grandi del concorso. L’iraniano Jafar Panahi, nonostante il regime gli abbia proibito molti anni fa di girare, continua con astuzia e perseveranza a realizzare lungometraggi, a mandarli ai festival, a denunciare le storture di regime. E sono sempre film magnifici, per l’intensità dell’indignazione ma anche per come Panahi sa produrre visioni, forme, insomma cinema puro. Più volte a Cannes, non ha mai vinto (e lo avrebbe meritato). Mentre ha vinto a Berlino con Taxi Teheran e, se ricordo bene, molti anni f a Venezia con Il cerchio. Vediamo cosa succederà stavolta con la giuria presieduta da Juliette Binoche.
Film importante, questo Un semplice incidente, però parecchio sbilanciato per diversità di toni e registri tra la prima parte e quella finale, la migliore, di inaudita potenza. Pur condotto con gran senso del ritmo, pur brillante per come è orchestrato e strutturato, tutto il segmento che occupa parte iniziale e mediana suscita qualche dubbio per il suo essere a metà tra denuncia, inevitabilmente dai risvolti drammaticissimi (vista la situazione interna iraniana) e black comedy. Un grotesque che non mi sembra appartenga molto al dna di Panahi.
Un semplice incidente di notte, una macchina con padre al volante, moglie accanto e nel sedile posteriore figlioletta petulante e insopportabile. Qualcosa viene investito. O qualcuno? Un cane, dice l’uomo sceso a controllare. Si riprende il viaggio, ma qualcosa nella macchina non funziona più. Sicché sono costretti a portarla nel più vicino garage, dove il conducente viene riconosciuto da un amico del garagista. Il quale lo seguirà, lo catturerà, lo porterà in un luogo deserto, lo sprofonderà in una fossa per seppellirlo vivo.
Il sequestratore, scopriamo ben presto, è stato uno dei tanti prigionieri politici del regime, torturato più volte da quell’uomo reincontrato per caso. Vuole vendicarsi, ma non è più sicuro che sia davvero il suo aguzzino. Ne sospende così l’esecuzione per cercare altri ex detenuti in grado di confermarne l’identà. Il che innescherà una girandola di scontri, discussioni, equivoci, situazioni dai toni grotteschi , per poi virare verso un racconto morale: quell’uomo è davvero il torturatore? e se anche lo fosse, sarebbe giusta la vendetta?
Non aggiungo altro, se non che nella sua parte estrema il film si alza di colpo e diventa un serratissimo, sanguinante confronto tra bene e male. Basterebbe questo per far avere a Un semplice incidente la Palma d’oro,
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Una risposta a Cannes 2025. UN SIMPLE ACCIDENT (Un semplice incidente) di Jafar Panahi. Un altro gran film dall’Iran