Bussano alla porta (Knock at the Cabin) di M. Night Shyamalan, 2023, Mediaset Italia 2 canale dt 49, ore 21:15. Venerdì 18 luglio 2025.
Da qualche anno lo Shyamanal di blockbuster come Il sesto senso si è trasformato in un autore sempre più indipendente, orgogliosamente ai margini del Grande Sistema Cinema. Autoproducendosi film a budget medio-basso in cui si concede la libertà di provare, di osare, di andare oltre i confini e i codici stabiliti, anche di sbagliare. Il risultato è un cinema non sempre risolto però mai banale, e a tratti perfino esaltante, per l’alto grado di concettualizzazione, per il suo farsi esperimento in cui la forza delle idee si confronta con la necessità dello spettacolo (in un itinerario autoriale e produttivo non così dissimile da quello di Steven Soderbergh: a proposito, è nei cinema tra qualche giorno il suo Presence, non perdetevelo). Bussano alla porta è, di questa bella stagione di Shyamalan (vedi anche Old, Split, Trap), uno degli esiti più coerenti. Un film fuori norma in cui ci si misura nientemeno che con l’Apocalisse, ricorrendo ai codici del fantastico e del thriller per rovesciarli però in racconto morale sulla responsabilità individuale, sulla scelta tra il proprio bene privato e quello collettivo.
Un quartetto di misteriosi individui super armati, capitanato dal poderoso Leonard, irrompe nella baita tra boschi e lago dove una coppia omogenitoriale trascorre una vacanza con la figlia adottiva Wen. Non sono rapinatori, nemmeno una banda di sadici, quanto chiedono agli sbalorditi Eric e Anrew è spiazzante e oltre ogni razionalità. “Uno di voi tre deve scegliere volontariamente di sacrificarsi, di uccidersi. Se non lo farete, l’umanità intera sarà distrutta” è la richiesta, anzi il ricatto. Assicurano di aver avuto delle visioni, di essersi fatti carico di questa missione per salvare l’umanità. Nessuno della famiglia soggiace aalla pazza richiesta. E allora sarà uno dei quattro a uccidersi, mentre sullo schermo della tv incominciano a passare le immagini di una catastrofe. Ne seguiranno altre, come seguiranno altre morti tra gli invasori e gli invasi della casa sul lago.
L’invasamento, in ogni sua possibile declinazione semantica, è la cifra del film. I quattro sono loro stessi invasi prima che invasori, posseduti – o convinti di esserlo – da una forza che li trascende e spinge a quella missione per svegliare l’umanità intorpidita e ricondurla alla consapevolezza. Si avverte in loro quella follia mistica di certi suicidi di massa in sette capitanate da leader carismatici che le cronache ci hanno raccontato negli ultimi decenni. O forse no. Forse sono solo individui in cui il deragliamento mentale di ognuno si riflette e si moltiplica in quello degli altri fino a costituire una compagine criminale. Forse non c’è nessuna fine del mondo imminente, forse le immagini di epidemie, di esondazioni e altri disastri che passano in tv sono false. Forse i quattro sono vittime di una paranoia cospirativa e comoplottistica. E il dilemma di fronte al quale Eric, Andrewe perfino la piccola Wen sono stati posti – o salvi te stesso o salvi il mondo – è solo un gioco mentale messo a punto da un misterioso torturatore.
Shymalan è assai abile nel mantenere in tensione lo spettatore, nell’inoculargli via via dubbi e demolire le sue certezze, nel ribaltare continuamente le prospettive fino a una conclusione che, ovvio, non si può dire. Un film anomalo, non apparentabile a nessun altro della produzione recente, da vedere. Il gigantesco Dave Bautista dimostra (lo farà poi anche in The Last Showgirl di Gia Coppola) di non essere solo un ammasso di muscoli.
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