Stasera in tv (dom. 20/7/25) l’ineludibile COGNOME E NOME: LACOMBE LUCIEN di Louis Malle

Pierre Blaise è Lacombe Lucien

Cognome e nome: Lacombe Lucien di Louis Malle (1973). Rai Storia, ore 21:10, domenica 20 luglio 2025.lacombe-lucien-5schermata-2016-10-30-alle-22-26-52Un film del 1973 che ancora oggi appare fondamentale, di massimo coraggio intellettuale, per come va a rovistare tra le pieghe e le ombre del periodo di occupazione tedesca della Francia. Louis Malle, con la collaborazione alla sceneggiatura del futuro premio Nobel della letteratura Patrick Modiano, racconta una storia di ordinario  collaborazionismo, mandando in frantumi l’immagine che i francesi avevano costruito di sé, la rassicurante leggenda di un antinazismo di massa, di una resistenza nazionale e compatta all’invasore. E invece ci furono il regime di Vichy succube dei tedeschi, ci fu chi nella parte di Francia sotto diretta occupazione diede una mano, per viltà, per malvagità, per ottusità morale, per indifferenza, per convenienza, nella repressione dei partigiani, nella denuncia e nella cattura di ebrei, nella caccia ai dissidenti politici.
Ci furono polemiche quando Lacombe Lucien uscì in Francia, ma il film (insieme ad altri come Le chagrin et la pitié di Marcel Ophüls) innescò anche una non più eludibile autocoscienza nazionale che portò all’ammissione di colpe e complicità sempre rimosse. Il protagonista del film (siamo nella parte del paese sotto occupazione tedesca, verso i Pirenei, Sud-Ovest quasi ai confini con la Spagna) riassume in sé, emblematicamente, tutta la Francia che collaborò. Ragazzo abbandonato a sé, senza regole interiori e senza bussole che lo orientino nel mondo, Lucien pensa di trovare un mentore, una figura paterna di riferimento, in un resistente. Ma viene rifiutato dai partigiani che di lui non si fidano, e da allora si comprometterà sempre di più con i tedeschi, con la Gestapo e la corte di francesi che ruotano loro intorno, pronti a trarre un qualche vantaggio tradendo, denunciando, perseguitando, terrorizzando, uccidendo. Si innamorerà della figlia di un ebreo sfollato e nascosto, ma non riuscirà a sottrarlo alla cattura e ai campi. Scivolerà sempre più giù, in una discesa nell’ignominia. Fino a un tentativo di redenzione, per amore e solo per amore, il cui esito Malle lascia aperto.
Il disfacimento morale di Lucien riflette quello della parte di nazione che fu complice e mai lo avrebbe ammesso. Eppure – ed è il miracolo di Malle – non ce la si fa a odiare il disgraziato protagonista di questo film, un ragazzo non malvagio ma come regredito alla stadio quasi animale e, in assenza di gabbie morali, in balia delle proprie pulsioni. Chiamarlo vittima sarebbe troppo, ma Lacombe Lucien diventa l’esemplare ritratto di tutti gli uomini dalla coscienza opacizzata, pronti ad aderire ai richiami totalitari di qualsiasi colore e fede. Del resto l’ambiguità, meglio la complessità, è la cifra adottata da un Malle che rifugge dalle nette opposizioni binarie, interrogando noi spettatori anziché darci rassicuranti risposte. France (Aurore Clément) cede alla corte di Lucienper amore o almeno attrazione fisica o per assicurarsi la protezione del contadino diventato sgherro dei nazisti? E Lucien approfitta della sua posizione di potere con France o ne è sinceramente innamorato?
Ma la lezione, o almeno il monito, di questo film che nel tempo ha acquisito la densità di significati e la centralità del classico è: c’è sempre vicino a noi un Lacombe Lucien pronto a collaborare, e forse anche in noi. Pierre Blaise è perfetto quale stolido e inocente-colpevole Lucien. Meravigliosa Aurore Clément, una delle donne più belle di quegli anni. Importante: nella parte della nonna di France/Aurore Clément c’è Therese Giehse, leggendaria attrice weimariana e brechtiana di origini ebraiche, anche compagna-amante nei primi anni Trenta di Erika Mann, l’irrequieta figlia di Thomas, con la quale fonda a Monaco il cabaret fortemente pioliticizzato Die Pfeffermühle, Il macinapepe (di loro scrive Colm Tóibin nel suo Il mago, biografia-romanzo di Thomas Mann: leggetelo se non l’avete già fatto). Giehse, pur chiusa nel mutismo del suo personaggio, quando entra in scena inghiotte il film e lo domina, con quella sua faccia, quel corpo, quella postura che col loro solo esserci materializzano un pezzo di storia del Novecento. Sarebbe scomparsa due anni dopo Lacombe Lucien, e dopo un’apparizione in un altro film di Malle, Black Moon. Anche il giovane attore protagonista, Pierre Blaise, scompare nel 1975 in un incidente stradale, a soli 23 anni. Completa il cast Holger Löwenadler, attore svedese che molto aveva lavorato con Alf Sjoberg (e in un film del Bergman degli esordi), qui memorabile nella parte del couturier ebreo dall’aristocratica allure umiliato e offeso, oltre che dalla violenza, dalla volgarità dei nazisti e dei loro complici francesi. Cameo di Ave Ninchi che di colpo rovescia un’intera carriera costruita sulla propria immagine bonaria e rassicurante per dare vita al personaggio ripugnante di una collaborazionista.

La leggendaria Therese Giehse

Aurore Clément con Pierre Blaise

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