Aftersun di Charlotte Wells (2022). Cielo canale 26 e in streaming, ore 21:20, lunedì 21 luglio 2025.

Davvero è il caso di non perderlo se non l’avete già visto al cinema o su Mubi. Probabilmente il film arthouse di maggior successo critico (ma anche di pubblico9 degli ultimi anni, sopratttuto nell’anglosfera. Partito sottotraccia a Cannes 2022 alla collaterale Semaine de la Critique (benché fossi al festival, non sono andato a vederlo, non ricordo neanche che se ne parlasse come qualcosa di imperdibile), sarebbe di lì a poco esploso grazie alle recensioni entusiastiche della stampa britannica e americana. Tanto da trasformarsi in un caso e arrivare perfino all’Oscar con una nomination per il suo protagonista, Paul Mescal, quale migliore attore, per non dire delle candidature a Bafta e Efa, degli ottimi piazzamenti nelle classifiche stilate dai vari magazine cartacei e digitali (sempre anglofoni, perché da noi il successo è arrivato parecchio attutito ) dei migliori film dell’anno.
Dietro la macchina da presa una regista britannica di poco più di trent’anni al suo primo lungometraggio, Charlotte Wells, che dà l’impressione di raccontare una storia con una qualche eco autobiografica, assai intima Un film non biecamente sentimentale né ricattatorio, eppure straziante nel pudore con cui racconta una relazione al crepuscolo tra una figlia ragazzina, anni undici, e il giovane padre, nel suo focalizzarsi su quella che, apprenderemo, si rivelerà la loro ultima vacanza insieme.
Siamo nei tardi anni Novanta, in un resort sul mare in Turchia. Lei, Sophie, riprende con una cinepresa il banale quotidiano di quei giorni al sole mediterraneo (esperienza che, nella cultura inglese, ha sempre un che di abbandono estatico e dionisiaco: vedi Forster e Lawrence Durrell), fissa gli attimi di quella vacanza col padre fortemente voluta da entrambi, il loro ritrovarsi dopo che lui, Calum, si era separato-allontanato dalla moglie e da Sophie. Adesso a 31 anni, in un paese straniero, si confronta con quella ragazzina avuta da giovanissimo di cui, si rende conto, poco conosce (nel cinema inglese le figure dei ragazzi-padri sono frequenti; nel bellissimo Bird di Andrea Arnold, appena visto a Cannes 2024, c’è un Barry Keoghan che il suo primo figlio l’ha avuto a 14 anni, e adesso quel figlio, diciassettenne, sta per diventare padre a sua volta).
Sembra una vacanza qualsiasi, mediamente spensierata, con solo qua e là qualche increspastura nell’umore. Ma Charlotte Wells è assai brava nell’insufflare in ogni inquadratura un senso di sospensione se non di minaccia, l’incombere di qualcosa che non afferriamo ma che percepiamo come ultimativo. Alla dimensione temporale delle settimane in Turchia se ne aggiunge presto un’altra, introdotta da Charlotte Wells quasi a sorpresa, con discrezione, a non interrompere la fluidità della narrazione. Ed ecco Sophie adulta in una discoteca, o più probabilmente a un rave con martellante musica techno e lame di luce stroboscopiche, ritornare con la mente a quella vacanza di vent’anni prima. Ma forse il ricordo è distorto, allucinato, alterato da qualche sostanza e dalla musica impossibile. Forse nemmeno il filmino da lei girato quell’estate, troppo lacunoso, troppo casuale, può davvero aiutarla a fare i conti con la realtà e ricostruire quanto è successo.
Senza che ce ne siamo resi conto, Aftersun si è trasformato in un film di fantasmi, di presenze-assenze, di stati mentali indecifrabili. Abolita ogni linearità narrativa, Charlotte Wells adotta una sintassi cubista, con ampi salti temporali, ellissi e frantumazioni del racconto, e il resoconto di un’estate qualsiasi si metamorfizza, diventa una discesa nel mistero di cui stentiamo a cogliere la soluzione. Cosa è stato davvero dopo di Sophie e di Calum? Su che cosa si spalanca la porta della scena finale? Possiamo (anche) definire Aftersun come un’esperienza misterica? O come una sorta di L’anno scorso a Marienbad calato però in un cinema e in un mondo assai diversi da quelli di Resnais. Anche perché Charlotte Wells, nel suo interrogarsi su presente e passato (e futuro), sulla perdita, sull’assenza, sull’inafferabilità del reale rifiuta ogni gioco smaccatamente metalinguistico, ogni frigido esercizio concettuale per restare ancorata ai suoi personaggi, alla corrente emozionale che li attraversa, alle loro illusioni e delusioni. Aftersun è anche il film che ha lanciato definitivamente Paul Mescal, oggi, dopo questo titolo e dopo Strangers e il sequel di Gladiator, uno degli attor giovani su cui contare.
UPDATE. Non si è ancora visto il secondo film di Charlotte Wells, non risulta nemmeno lo abbia girato. È certo però che la regista sarà a Venezia 2025 come presidente della giuria che assegnerà il premio Opera Prima Luigi De Laurentiis.
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