Film stasera (lun. 21/7/25) in tv: LA FIGLIA OSCURA di Maggie Gyllenhaal, da un romanzo di Elena Ferrante

La figlia oscura (The Lost Daughter) di Maggie Gyllenhaal, da Elena Ferrante (2021). Rai 5, ore 21:14, lunedì 21 luglio 2025.

The Lost Daughter (La figlia oscura), un film di Maggie Gyllenhaal tratto da un romanzoi di Elena Ferrante. Con Olivia Colman, Dakota Johnson, Ed Harris, Jessie Buckley, Peter Sarsgaard.
Recensione scritta dopo la presentazione, in concorso, a Venezia 2021. Il film avrebbe avuto poi l’Osella per la migliore sceneggiatura.
La cosa eclatante, l’unica, di questo purtroppo mediocre film di un’attrice non convenzionale come Maggie Gyllenhaal è che certifica, se mai ce ne fosse bisogno, il successo nell’area anglofona di Elena Ferrante (se ricordo bene, anche Hilary Clinton si è dichiarata sua lettrice). Suo il romanzo, non recente, che sta alla base di The Lost Daughter: suppongo – non l’ho letto – sia ambientato in Italia mentre la storia è trasposta in questo film su un’isola greca, d’estate, ovvio. Pare che il progetto iniziale fosse di girarlo a Martha’s Vineyard, poi la virulenza pandemica nell’America pre-vaccino ha consigliato il trasloco mediterraneo. Ne è uscito uno dei titoli meno riusciti del concorso. Un film amorfo, carente di vera ispirazione, nel migliore dei casi diligente, nel peggiore sciatto e privo di una qualsiasi visione di cinema, oltre che di ogni altro appiglio che non sia ‘la storia’, ‘la trama’. Ma pure da quel lato il film non sosddisfa granché, anzi delude non mantenendo quanto promesso nella sua prima parte.
Vedendo una 48enne signora di Cambridge (l’americana, non la britannica), in Grecia da sola per ritemprarsi dalle fatiche dell’insegnamento di letteratura italiana (ma, scopriremo, ci sono per lei ben altre tossine da smaltire in spiaggia, tutte affondate nella storia di famiglia), vedendola insidiata e minacciate da strani eventi e personaggi loschi e alle prese com oscuri presagi, viene subito da pensare a certe ghiotte storie e storiacce di uomini e donne calati dai vari Nord in cerca di calore meditteraneo, soprattutto a letto, e poi finiti malissimo. Per dire: Identikit di Patroni Griffi (tratto da Muriel Stark) con una Liz Taylor che si inabissa a Roma tra sesso e sangue, o La primavera romana della signora Stone (da Tennessee Williams), vacanza italiana funesta per una Vivien Leigh sul viale del tramonto. Figuriamoci, quelle eran cose anni Sessanta-primi Settanta, oggi improponibili. Qui la terrificante famiglia americana di origine greca che si insedia sulla spiagga a due passi dalla protagonista (una Olivia Colman totalmente miscast) con tutta la sua cafonaggine, i bambini urlanti, i maschi aggressivi e pericolosi, fa pensare a sviluppi thriller, invece macché, tutto si depotenzia e derubrica a qualche fastidiuccio, niente di che.
E il sinistro americano affiittacamere? e il giovanotto irlandese che si rivelerà assai meno ingenuo di quanto volesse far credere? Anche qui, tutti false piste che non vanno da nessuna parte. Invece, ahinoi, è la solita storia di famiglie complicate e come dicono gli psicologi da rubrica (cartacea, televisiva, web) disfunzionali, di donne divise tra lavoro e figli. Niente di nuovo, anzi tutto già visto centinaia di volte. Peccato, Un’idea narrativa iniziale sprecata, e il talento di Olivia Colman pure. Occhio a Jesie Buckley, attrice talentuosa e in ascesa: è la protagonista da giovane (la si vede anche nell’ultimo Charlie Kaufman: su Netflix). Comparsata di Alba Rohrwacher che si scatena con la Buckley nella canzone popolare Spazzacamino. Irriconoscibile in versione corvina ma sempre bellissima Dakota Johnson.
UPDATE. IL film ha poi avuto un a mio parere inaspettatosuccesso negli Stati Uniti. Immagino per via del marchio Ferrante lì ormai irresistibile. Tre nomination agli Oscar 2022: migliore attrice, migliore attrice non protagonista, migliore sceneggiatura non originale.

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