7 i film, con 2 segnalazioni speciali: I Clowns, uno dei Fellini semidimenticati e considerati minori dunque da (ri)vedere, e L’aldilà, uno dei titoli che han fatto di Lucio Fulci un maestro dell’horror riconosciuto internazionalmente da legioni di devoti.
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I Clowns di Federico Fellini (1970), Rai Storia, ore 21:10.
Girato per la Rai nel 1970, viene ufficialmente catalogato come un documentario. In realtà Federico Fellini incocula nel cosiddetto cinema del reale dosi massicce di fictionalizzazione falsificandolo platealmente, mettendo in scena ricordi e visioni e escursioni nel fantastico e nel delirio come in ogni altro suo film. Da sempre feticci di Fellini, già presenti in tanti suoi lavori, stavolta i clown invadono la scena e diventano i protagonisti totali.
Prodotto da una Rai che intendeva in quel tornante tra ’60 e ’70 voleva farsi mecenate del cinema altoautoriale (tra i titoli finanziati anche Strategia del ragno di Bertolucci) e finito ben presto nel cono d’ombra. Gran parata di miti del circo e dell’avanspettacolo. Comparsata sontuosa di Anita Ekberg tra le belve. Girato nel mezzo di due capolavori felliniani, Satyricon e Roma, è da recuperare assolutamente (non se lo ricorda più nessuno, tranne quei pochi che qualche anno fa lo hanno potuto vedere al Cinema ritrovato di Bologna).
El Dorado di Howard Hawks (1967), Rai 3, ore 21:20.
Hitchockianamente io confesso: non amo il western. O meglio: non amo il western classico americano, mentre ho una seppur moderata passione per la sua spuria versione spaghetti o macaroni. Anche se non posso non ammirare certi risultati di un Ford o di un Hawks. E di Hawks è questo El Dorado, western tardivo e ormai crepuscolare del 1966, in anni in cui dall’Italia già era arrivata a stravolgere il genere la rivoluzione di Leone & Co. Con due monumenti della Hollywood postbellica, John Wayne e Robert Mitchum, nella loro più che maturità anagrafica: il primo quale pistolero dai retti principi e uomo d’onore, il secondo come malridotto sceriffo di una comunità sotto minaccia del solito prepotente che cerca di impossessarsi di tutti i pascoli della valle. Sarà ovviamente scontro finale tra Male e Bene. C’è anche un giovanissimo James Caan. Script di una delle non molte sceneggiatrici della Hollywood classica (ma approdata anche alla New Hollywood con Il lungo addio di Robert Altman), Leigh Brackett. Notevole che in questa ovccasione si sia cimentata con esiti rilevanti con il western, il genere più maschile che c’è.
… e tu vivrai nel terrore! L’aldilà di Lucio Fulci (1981), Mediaset Italia 2, ore 21:15
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La frode (Arbitrage) di Nicholas Jarecki (2012), la7, ore 21:15.
Il talento di Mr. Ripley di Anthony Minghella (1999), la7, ore 23:15.
L’inganno perfetto (The Good Liar) di Bill Condon (2019), Iris, ore 23:15.
Misericordia di Emma Dante (2023), Rai 3, ore 23:45.
L’ultimo, ad oggi, film di Emma Dante, gran nome della scena teatrale non solo siciliana, non solo nazionale, amatissima in tutta Europa per come ripropone a un alto livello di stilizzazione e visionarietà l’Italia che piace fuori dall’Italia, quella dell’eterno sottosviluppo rispetto a una modernità mai raggiunta (e in fondo mai voluta), quindi straccionesca e pittoresca, colorata e esagitata. Ma pur sempre adorabile. Emma D. quale legittima erede dei grandi metteur en scène del nostro barocco profondo-meridionale, della fiammeggiante istintualità mediterranea, da Carmelo Bene a – ebbene sì – Lina Wertmüller (di cui sembra a volte una versione concettuale e colta) a Ciprì-Maresco. E che però, in my opinion, non riesce a trasferire sullo schermo la stessa intensità e suggestione dei suoi prodotti da palcoscenico. Misericordia (che non ho visto e che, non avendo amato granché i precedenti film di E.D., non ho certo rincorso affannosamente nelle poche sale in cui lo hanno dato) raccoglie molti degli stilemi e fors’anche dei manierismi ormai consolidati della sua autrice. Una Sicilia decadente e quasi animalesca ma nella sua putredine di irresistibile fascino, personaggi di una marginalità sociale estrema e irredimibile, una trama fosca di sopraffazioni, umiliazioni, resistenze impossibili ed eroiche all’annientamento, al degrado. Al centro un ragazzo figlio di un violento, già assassino della moglie, che viene protetto e adottato da una comunità di prostitute. Tutto molto Emma Dante, anche troppo temo.