Film stasera (11/8/25) in tv: KURSK di Thomas Vinterberg

Kursk di Thomas Vinterberg (2018), Rete 4, ore 21:30. Lunedì 11 agosto 2035.
Uno di quei film di ambientazione russa che si fingono russi ma di completa produzione occidentale, come occidentali sono attori e attrici, però addobbati con colbaccbi e stivali di feltro, pesanti cappottoni e pellicce a simulare autenticità moscovita o sanpietroburghese o da steppa profonda. Qualche titolo: Dottor Zivago, Gorky Park e risalendo più su nel tempo Noi vivi e Addio Kira. Quasi un genere contrassegnato dalla dislocazione socio-storico-antroplogica in un altrove ai confini dell’Europa, e non sarebbe male se qualcuno si mettesse a indagarlo. Kursk si iniscrive in questa tutto sommato illustre tradizione, andando a ricostruifre con intenti da blockbuster e muovendosi tra action (inibito e mancato nello specifico caso) e thriller la tragica storia del sottomarino russo a propulsione nucleare K-141 Kursk, affondato nel 2000 nel Mare di Berents, estremo nord artico, con tutto il suo equipaggio e entrato subito di prepotenza in cronaca per i ripetuti tentativi seguiti in tempo reale (reticenze russe permettendo) dai media di recuperarlo. E di salvare gli intrappolati sul fondo. Anche se è cosa nota su come si sia concluso l’incidente (dovuto, stabilì poi un’inchiesta, allo scoppio di un missile a bordo), non è il caso per quei pochi che non sapessero o non ricordassero di fare spoiler.
Alla regia troviamo abbastanza incredibilmente, perché più aduso a film da festival che ai colossal multinazionali come questo, il danese Thomas Vinterberg, il molto premiato autore per capirci di Festen, Il sospetto, Un altro giro. Che cerca con la perizia del buon professionista di restituire la tensione claustrofobica all’interno del Kursk, la concitazione degli appelli da parte dei prigionieri sul fondo a chi sta “sopra” di intervenire al più presto, la lotta dei familiari perché le autorità si decidano ad agire. Una vicenda che ha lasciato nella popolazione russa tracce profonde, un trauma nella coscienza collettiva che forse non si è mai sanato del tutto. Gran parata di star o quasi star: Matthias Schoenaerts, Colin Firth, Max von Sydow, Léa Seydoux. E Peter Simonischek reduce dal trionfo personale di Ti presento Toni Erdmann.

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