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In rosso i titoli particolarmente consigliati.
Nikita di Luc Besson (1990), Iris, ore 21:11.
Prossima fermata: l’inferno (Il killer della metropolitana) di Ryukei Kitamura (2008), Mediaset Italia 2, ore 21:15.
Da un racconto di Clive Barker (qui anche tra i produttori) un film collocabile nel genere dei serial killer con curvatura di alta morbosità. Il silenzio degli innocenti e Seven insomma. Qui un giovane fotografo, un Bradley Cooper non ancora famoso, ingaggiato da una gallerista perché testimoni con la sua camera la lurida New York di notte (siamo ancora nella mitololgia della megalopoli sporca e cattiva alla Taxi Driver), si imbatte nei misfatti di un assassino multiplo che predilige il metrò per la sua caccia. Lo chiamano il macellaio, per la furia orgasmica con cui riempie i vagoni di carne (umana). Dirige il giapponese Kitamura in trasferta americana. Gode di un certo status.
Il sorpasso di Dino Risi (1962), La7, ore 21:15.
C’era una volta in America di Sergio Leone (1984), Rai 3, ore 21:20.
Ma Mère di Christophe Honoré (2004), Cielo, ore 21:20.
Cose nostre – Malavita di Luc Besson (2013), La7D, ore 21:20.
Il piccolo diavolo di Roberto Benigni (1988), Rai 1, ore 21:30.
Un Benigni, attore e regista, ancora folle(tto) e selvaggio, prima della inversione a U in direzione delle Grandi Tematiche engagé e della Sublime Poesia (ogni riferimento dantesco non è casuale). Un esorcista viene chiamato dall’America – è incredibilmente Walter Matthau – per liberare una signora posseduta dai demoni. Ne fuoruscirà un piccolo diavolo ribaldo e più dispettoso che malvagio. Benigni straripante, ovvio.
La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock (1954), Rai Movie, ore 22:45.
Un americano a Roma di Steno (1954), La7, ore 23:10.
Leggendario Sordi che in una Roma anni Cinquanta cerca grottescamente di adeguarsi in posture e abbigliamento all’America ormai dominante (nell’hard power come nel soft power delle mode e degli stili di vita). Si ride e, volendo, si può anche fare qualche amara riflessione sull’eterno tratto antropologico italiano di piegarsi anzi sottomettersi proprio ai padroni di turno. Come al solito Alberto Sordi – qui nel carattere di Nando Moriconi – è lo specchio in cui possiamo riconoscere il nostro peggio. Regia di Steno. Due anni dopo Carosone lancerà Tu vuò fa’ l’americano, quasi una glossa in musica del film.
La frode di Nicholas Jarecki (2012), La7d, ore 23:15.
Lo spaccone di Robert Rossen (1961), Rai Movie, ore 0:45.
Oggi domani dopodomani di Ferreri, De Filippo, Salce (1965), La7, ore 1:00.
Non soddisfatto del risultato di L’uomo dei cinque palloni di Marco Ferreri (su sceneggiatura di Rafael Azcona, fedele collaboratore nel periodo spagnolo del regista) e temendone la catastrofe commerciale, il produttore Carlo Ponti massacra il film, sforbicia, frammenta, riduce. E per arrivare poi alla metratura di un film di normale taglia gli deve affiancare due episodi, sempre con l’attore di L’uomo dei cinque palloni protagonista, un Marcello Mastroianni ormai divo internazionale. Il primo episodio aggiunto, piuttosto imbarazzante almeno a leggerne la sinossi (colpi finti ma anche veri di pistola per tacitare le donne troppo rissose o petulanti con i mariti), è affidato a Eduardo De Filippo. Con una Virna Lisi al massimo del suo fulgore. Il secondo episodio va invece a Luciano Salce ed è uno dei non molti casi prima della svolta segnata dal Vizietto (e prima del Gay Liberation Front) in cui il cinema italiano affronta l’omosessualità. Buttandoloa, ovvio, in farsaccia. Un tizio (sempre Mastroianni) stufo della moglie spendacciona e fin troppo oca cerca di venderla – e anche questo oggi risulta improponibile – a un mediorientale straricco con tanto di harem. Solo che, si scoprirà, il miliardario è gay. Immaginate come va a finire. E però, Oggi domani dopodomani resta, nel formato del film assai in viga allora, una commedia (dis)umana in grado di restituire nel suo meglio (la parte Ferreri, benché massacrata) e nel suo peggio lo Zeitgeist.
Nota: L’uomo dei cinue palloni è stato poi ricostruito e restaurato in una versione lunga molto vicina a quella girata originariamente da Marco Ferreri nel 2016 e presentato nella sezione Classici alla Mostra di Venezia.
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