16 FILM da vedere stasera in tv (lun. 18/8/25)

La banda del Trucido di Stelvio Massi (1977), Cine34, ore 21:00.
Del 1977, è il secondo film con il character trucido-romanesco di Monnezza, alias Tomas Milian con la voce di Ferruccio Amendola. E stavolta la regia è di Stelvio Massi, non più del grande Umberto Lenzi dell’episodio fondativo. Stando a quanto riportato da Marco Giusti nel suo Stracult, Milian non sopportava proprio il co-protagonista Luc Merenda.
Fango, sudore e polvere da sparo (The Culpepper Cattle Company) di Dick Richards (1972), Rai Movie, ore 21:10.
Racconto di formzione in forma di western. Un ragazzo si aggrega ai cowboy incaricati come in Il fiume rosso di Hawks di portare a destinazione una colossale mandria. Si dovrà confrontare con un lavoro duro, sporco e  cattivo e con un contesto umano non sempre amichevole e protettivo. Fu a suo tempo salutato come un piccolo evento per come il regista Dick Richards innestava la classicità del cinema di frontiera e dei grandi spazi dentro ai modi e ai linguaggi della New Hollywood. E quindi: realismo, sguardo disincantato e non più mitologizzante. Operazione tentata anche da Arthur Penn con Soldato Blu.
Dietro i candelabri di Steven Soderbergh (2013), Rai 5, ore 21:15.
C’est la vie (Le sens de la fête) ei Eric Toledano e Olivier Nakache (2017), La7D, ore 21:20.
Il Gattopardo di Luchino Visconti (1962), Rai 3, ore 21:20.
Anche io (She Said) di Maria Schrader (2022), Rete 4, ore 21:30. Prima tv.
La bambina che non voleva cantare di C0stanza Quatriglio (2021), Rai 1, ore 21:30.
Infanzia e adolescenza di Nada, fino al trionfo sanremese a soli 16 anni di Che freddo fa. Tratto da un suo libro. Non proprio il solito biopic stile Rai Uno, anche per la differenza del main character (Nada si sarebbe costruita una carriera assai singolare approdando a un pop quasi sperimentale). E per chi sta dietro la mdp: Costanza Quatriglio, rispettata autrice di documentari (ma non solo) visti ai festival più importanti.
C’era una volta il West di Sergio Leone (1969), Rai Movie, ore 22:45.
Shadow (Ying) di Zhang Yimou (2018), Rai 4, ore 22:57.
Dopo due film davvero minori e inutili, non mi aspettavo niente da questo nuovo Zhang Yimou. E invece Shadow è un film-gioiello. Tutto raccolto, salvo qualche scena di battaglia con effetti digitali stupefacenti, negli interni di un palazzo della Cina antichissima e pre-unitaria, ancora divisa in vari regni e potentati. Quando i re, i principi, i notabili, i dignitari ricorrevano a un sosia, un’Ombra, per proteggersi dagli agguati nemici e dai complotti di corte. Ecco un regnante, la sorella, il suo migliore generale caduto in disgrazia dopo una battaglia perduta, la di lui moglie, l’Ombra del generale. Trame e controtrame, inganni e controinganni, doppi e tripli giochi d’amore e morte. Un meraviglioso e ambiguo film da camera intriso di ambizione, crudeltà, sangue. Con un finale elisabettiano che non si dimentica. Anche, una riflessione sottile e non ideologica sul femminile.
Il cinico, l’infame, il violento di Umberto Lenzi (1977), Cine34, ore 22:59.
Babe. Maialino coraggioso di Chris Noonan (1995), Twenty Seven, ore 23:01.
Pietra miliare del genere animali in cinema. Svolta di come il cinema guarda agli (e racconta gli) aninali. Siamo sempre, come in Disney, all’antropomorfizzazione, con cani, suini, volatili domestici che recitano in lingua (nell’originale l’inglese, in italiano nell’ovviamente doppiata versione di casa nostra). Ma – è qui sta una quasi rivoluzione narrativa e perfino etica – lo sguardo si sposta da noi a loro. Sono stavolta, pienamente, loro a guardare noi, è l’intero mondo a essere raccontato attraverso la loro soggettività e percezione. Parafrasando un De Sica famoso (anche quello un film strutturato sul ribaltamento del punto di vista), gli animali ci guardano. Si rinuncia anche al dispositivo dell’animazione, siamo in live action e, con qualche ricorso a una rudimentale digitalizzazione (ci troviamo dopotutto ancora nel 1995), sono animali in carne, ossa, pelli, piume e quant’altro a agire e recitare. Al centro il maialino Babe, vinto da un farmer a una fiera. Nella fattoria in cui approda incontra altri colleghi dal variabile destino, in testa i cani, la classe elevata delle bestie di casa (al basso della catena alimentare invece i polli, cui toccherà l’ammazzamento per poi finire in tavola). Come quelli della sua specie, Babe è destinato all’ingrasso e a una fine di salsiccia. Ma lui è un piccolo maiale assai intelligente e ribelle. Che si darà molto da fare per salvarsi e inventarsi una vita meno sottomessa e più libera. Successo travolgente al box office globale e perfino un Oscar per questo  film di produzione e concezione interamente australiane. Arriverà un sequel, Babe va in città.
Yves Saint Laurent. L’amour fou di Pierre Thoretton (2010), Rai 5, ore 23:11.
Tre donne immorali? di Walerian Borowczyk. (1979), Cielo, ore 23:20.
Ennesima incursione del maudit Borowczyk nei territori del quasi-porno però d’autore. Per i’alto grado della sua visione estetica, per la potenza figurativa. Per l’incrollabile fedeltà alla propria materia d’elezione (alla propria ossessione?), il corpo, i corpi, l’erotismo, i percorsi multipli del desiderio. Stavolta si misura, in un film tripartito, con tre diverse donne in grado attraverso la potenza del sesso di travolgere la propria vita e quelle altrui.
Dio esiste e vive a Bruxelles di Jaco Van Dormael (2015), La7D, ore 23:35.
Il postino suona sempre due volte di Bob Rafelson (1981), Rete 4, ore 23:46.
Missione in Oriente – Il brutto americano di George Englund (1962), Iris, ore 1:09.

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