Film stasera (18/8/25) in tv: ANCHE IO di Maria Schrader

Anche io (She Said) di Maria Schrader (2022), Rete 4, ore 21:30, lunedì 18 agosto 2025. Prima tv.

 

Titolo italiano che didascalicamente traduce la locuzione (con hasthag obbligatorio) #MeToo: peccato che da noi quell‘Anche io suoni teribilmente povero, colloquiale, qualunque e di nessuna efficacia comunicativa. E non si capisce perché i nostri distributori non si siano attenuti all’orginale e più incisivo She Said, lei ha detto. Sono molte le donne in questo film a dire, a parlare, a rivelare. A volte con impeto liberatorio, il più delle volte a fatica, vincendo pudori, vergogna, titubanze, paure. Anche io è la storia che sta dietro alla grande storia dell’inchiesta giornalistica pubblicata dal New York Times sui misfatti del “predatore sessuale” Harvey Weinstein, fino ad allora potente produttore di film tra il mainstream e l’arthouse onorati da molti Oscar. Inchiesta pubblicata il 5 ottibre 2017 e che, insieme al di poco successivo e analogo lavoro giornalistico di Ronan Farrow sul New Yorker, avrebbe innescato il caso giudiziario sfociato nell’imputazione del produttore della Miramax e nella sua pesantisssima condanna (con conseguente fine della sua carriera e spietatissima damnatio memoriae di lui e delle sue opere).
In questo film diretto dalla tedesca Maria Schrader di cui era molto piaciuto a una Berlinale I’m Your Man (e ancora prima la serie Unorthodox), si ricostruisce meticolosamente la lunga, accidentata, paziente ricerca messa in atto da due giornaliste del NYT, Megan Twohey (Carey Mulligan) e Jodi Kantor (Zoe Kazan), ostinate nel “portare avanti” quello che per loro è più di un lavoro: una missione necessaria. Megan e Jodi, agendo in perfetta simbiosi e sfidando ostacoli, ipocrisie, omertà, rintracciano testimoni, cercano indizi e soprattuto prove a carico. E, come vogliono tutte le nerrazioni di questo tipo, vedi l’archetipico Tutti gli uomini del presidente o Starlight,  riescono a imporre contro (quasi) tutto e tutti la loro verità. Due eroine, ecco, perché tali emergono dal film, nonostante la regista si astenga da toni smaccatamente retorici e monumentalizzanti. Ma è proprio questo eccesso di probità, di correttezza politica, questo sentore di dimessa e umile santità laica che promana da ogni poro del film e pervade le due protagoniste, a rendere stucchevole Anche io, a farne un racconto piatto, prevedibile, a una sola dimensione. Un’agiografia contemporanea. Di uno schematismo certo rispettoso della realtà dei fatti (di questo non si può dubitare), ma che nel farsi cinema ammorba e appesantisce il racconto. Un mediocre film per una buona causa. Nonostante la vasta eco del movimento #MeTopo e del caso Weinstein She Said non ha funzionato negli Stati Uniti e neppure altrove. Prodotto (anche) da Brad Pitt attraverso la sua B-Side.

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