Berlinale 2026. Hanno vinto i migliori: Orso d’oro a YELLOW LETTERS e Grand Prix della giuria a SALVATION

Ogni tanto ai festival capita che le giurie premino i film migliori: è successo stasera con i due riconoscimenti più importanti, l’Orso d’oro e l’Orso d’argento-Gran premio della giuria, andati rispettivamente al tedesco-turco Yellow Letters di Ilker Çatak e al turco-turco Kurtuluş (Salvation) di Emin Alper. Che sono anche, scusate l’autocitazione, i miei due film preferiti, come si vede dalla classifica che ho postato qualche ora prima della cerimonia di chiusura (di Salvation spero di riuscire a scrivere a breve la recensione). Invece va solo il premio per la migliore interpretazione, assegnato alla già consacrata Sandra Hüller, al gran favorito della vigilia Rose. Il resto del palmarès è stato occupato da titoli buoni ma non memorabili. Decisamente paiono troppi i due riconoscimenti che i giurati hanno voluto dare a Queen at Sea dell’inglese Lance Hammer: vero, tratta senza ipocrisie e senza paura il tema sensibile – uno degli ultimi tabù rimasti – del sesso dei genitori anziani, tema reso ancora più incandescente dal fatto che qui l’anziana madre dell’attonita protagonista è pure in Alzheimer. Un film coraggioso di cui molto si parlerà ma che ha il limite di non azzardare niente dal punto di vista formale e strettamente cinematografico. Per non dire del pleonastico quarto d’ora finale di cui si sarebbe fatti volentieri a meno, con quella fastidiosa storiuccia d’amore della ragazzina che rischia di rovinare quanto di buono s’era visto fino a quel momento. Eppure Queen at Sea (intendiamoci, tutt’altro che spregevole, solo sopravvalutato) si è portato a casa sia il premio della giuria – da non confondere con il succitato Gran Premio della giuria – che il premio come migliori non protagonisti agli interpreti della coppia “scandalosa” di anziani , il glorioso Tom Courtenay – è in pista dai tempi remoti del Free Cinema inglese – e Anna Calder-Marshall: madre nel film di una Juliette Binoche orrificata dalle performance erotiche della quasi novantenne genitrice.
Era abbastanza prevedibile l’Orso d’argento per la migliore regia andato a Grant Gee per il biopic Everybody Digs Bill Evans: in effetti, messinscena in bianco e nero (con lampi di colore qua e là) che mima con gran classe ma anche con parecchio narcisismo registico il New American Cinema dei primi anni Sessanta.
Una sorpresa il premio della migliore sceneggiatura a Geneviève Dulude-de Celles per Nina Roza, di cui è anche regista. Un piccolo, strano film affondato in quella zona grigia di titoli medi, non particolarmente significativi ma neanche indegni, discreti ma che non si distinguono dal mucchio, di cui tutti i festival abbondano. Un uomo che ha lasciato la Bulgaria poco dopo la caduta del comunismo per andarsene in Canada, torna in patria dopo decenni da expat per acquistare per conto di un collezionista le opere di una pittrice-bambina di presunto gran talento. Sarà ovviamente una resa dei conti con i fantasmi del passato. Niente male, solo non così incisivo (ma sarà meglio rivederlo con calma fuori dal clima sovreccitato da festival).
Infine il più più vago dei premi della Berlinale (dopo anni non ho ancora ben capito di cosa esattamente si tratti), l’Orso d’argento “for outstanding artistic contribution”, assegnato alla coppia, credo anche nella vita, Anna Fitch e Banker White per Yo ((Love is a Rebellious Bird). Un film, ma si tratta di cinema ai confini e anche oltre con la performance e la videoart, in cui il duo Fitch-White racconta la propria più che ventennale amicizia con Yo – sta per Jolanda -, signora molto anziana di origini italo-svizzere e con una vita avventurosa di tormenti e estasi hippizzanti nella California fuori di testa dei Sixties.Vita e amicizia che Anna Fitch trasforma, letteralmente, in opera d’arte ricostruendo in miniatura e con maniacale cura dei dettagli la casa di Yo, gli interni e gli esterni. Molti i perplessi e gli indignati alla proiezione stampa (“ma questo non è cinema!”) controbilanciati da altrettanti entusiasti. Quanto a me, mi colloco a metà. Non ho niente contro gli sconfinamenti tra arte e cinema, trovo però che nell’operazione ci sia un eccesso di voyeurismo (quello scrutare faccia e corpo di Yo ultranovantenne) non sempre riscattato dalla necessaria pietas. Ma resta un film da vedere.
Qualche parola per gli sconfitti: innanzitutto il singaporese We Are All Strangers di Anthony Chen, molto amato dal pubblico e ignorato dalla giuria. E poi Mia moglie piange di Angela Schanelec e The Loneliest Man in Town di Tizza Covi e Rainer Frimmer, che a Venezia Orizzonti un paio di anni fa trionfarono con Vera. Tutti e tre avrebbero meritato qualcosa.

TUTTI I PREMI

Orso d’oro per il miglior film
Yellow Letters di İlker Çatak

Orso d’argento Gran premio della Giuria
Kurtuluş (Salvation) by Emin Alper

Orso d’argento Premio della giuria
Queen at Sea di Lance Hammer

Orso d’argento per la migliore interpretazione protagonista
Sandra Hüller in Rose di Markus Schleinzer

Orso d’argento ai migliori non protagonisti
Anna Calder-Marshall & Tom Courtenay in Queen at Sea di Lance Hammer

Orso d’argento per la migliore sceneggiatura
Geneviève Dulude-de Celles per Nina Roza di Geneviève Dulude-de Celles

Orso d’argento “for oustanding artistic contribution”
Anna Fitch e Banker White per Yo (Love is a Rebellious Bird) di Anna Fitch, Banker White

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