Cannes 2026. Chi vince? Previsioni Palma a qualche ora dall’assegnazione dei premi

Allora, chi vincerà questa edizione numero 79 del festival di Cannes? (la cerimonia di premiazione incomincia alle 20.15). Fatherland di Pavel Pawlikowski e Soudain di Ryusuke Hamaguchi continuano a essere i favoriti: lo sono dai primi giorni e nessuno finora li ha scalzati dal verttice dei pronostici. Ma va detto che quest’anno non c’è un front-runner, un titolo che si distacchi nettamente dagli altri sicché il pacchetto dei possibili vincitori è quanto mai ampio. Dopo Pawlikowski e Hamaguchi emergono con distacco minimo tre autori consolidati di qualità garantita che hanno portato film assai belli: Cristian Mungiu (con Fjörd), Evgeni Zviaguintsev (Minotaur) e James Gray (Paper Tiger).
Le carte son state però buttate per aria due giorni fa con l’esplosione del caso La Bola Negra del duo spagnolo Calvo-Ambrossi. Un rutilante mélo queer intorno a Garcia Lorca – o meglio al suo mito – acclamato dal pubblico con un ‘Palma subito’ che continua a tuonare tra Palais e Croisette.

Ma guardiamo alla giuria. Con un presidente come il coreano Park Chan-wook di cui conosciamo la radicalità di visione pare difficile che vincano sia Fatherland sia Soudain, due opere e due estetiche che non sono certo nelle sue corde. Anzi, nel caso di Hamaguchi, la Palma mi sembra ai limiti dell’impossibile vista la storia rivalità tra Giappone e Corea (e Park Chan-wook è coreano). Non mi si dica che geopolitica e Storia non contano in questo caso, contano eccome e possono agire nell’incosncio anche di chi si proclama e si sente immune dalla loro influenza.

Anche per la presenza in giuria del giovanissimo regista cileno Diego Cespedes, vincitore l’anno scorso a Un certain regard con un film ultraqueer, direi che abbiano qualche chance in più i film meno inamidati e convenzionali, meno ingabbiati nei codici del film d’autore da festival, quindi vedrei al posto dei soliti noti (appunto Pawlikowski, Hamaguchi, Mungiu etc.) il già citato La Bola Negra sia il monster movie coreano Hope, che sa essere mainstream e autoriale insieme e che per quasi un’ora è purissimo cinema (peccato che poi si perda per eccesso di ripetitività e ridondanza). Quanto a me, gradirei molto che i giurati tenessero d’occhio anche il francese Notre Salut di Emmanuel Marre. Mi chiedo però: a quanti giurati interesserà mai la storia di un piccolo collaborazionista di Vichy? E a quanti di loro risulterà intellegibile nella sua pienezza?

Attori e attrici. Sul versante maschile dovrebbe prevalere Javier Bardem, grandissimo in un film per me minore come El Ser Querido. Ma ci sono anche il Rami Malek di The Man I Love, bravissimo, di un istrionismo ipnotico (non date retta ai molti critici italiani che gli hanno dato del cane e hanno demolito il film), il Swann Arlaud tjutto ‘in sottrazione’ di Notre Salut, i due interpreti di Coward, l’Adam Driver di Paper Tiger. Attrici: qui Francia über alles con Léa Seydoux (L’inconnue), Léa Drucker (La vie d’une femme), Virginie Efira (erloica davvero in Soudain), Adèle Exarchopoulos (Garance). Attenti però alla stupenda protagonista del film bulgaro-tedesco Das Geträumte Abenteur, L’avventura sognata. Si chiama Yara Radeva e conviene annotarsi il suo nome.

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