Paper Tiger di James Gray. Con Miles Teller (Erwin Pearl), Scarlett Johansson (Hester), Adam Driver (Gary). Concorso. Voto 7 e mezzo
Finalmente dopo qualche escursione non sempre riuscita in altri territori cinematografici (il dramma familiar-sociale di Armageddon Time, lo sci-fi di Ad Astra, l’avventuroso di Civiltà perduta), il newyorkese James Gray torna agli ambienti e ai caratteri dei suoi primi meravigliosi film e torna ai suoi livelli migliori. Tanto da candidarsi alla Palma, anche se i contendenti quet’anno sono parecchi e tutti con più o meno pari chance, nessuno che si distacchi dal gruppo, sicché molto dipenderà come e più del solito dagli umori e indiosincrasie della giuria e del suo presidente Park Chan-wook.
La comunità degli immigrati russi a New York e, all’interno di essa e contigua, quella degli ebrei venuti da Russia e altri territori sovietici, e pre e postsovietici, nel corso del Novecento. E poi: la rete della mafie, la polizia spesso collusa con il réseau criminale, l’ebraismo diasporico diviso tra tendenza laica e ossequio alla tradizione e alle pratiche religiose. E ancora: le famiglie attraversate da affetti e odi, rivalità e slanci solidaristici, sempre sull’orlo della crisi, che è insieme crollo dell’unità familiare, dei suoi valori fondativi,del benessere tanto faticosamente perseguito e raggiunto.
Sono queste le coordinate in cui si inscrivevano i film della prima stagione di Gray che nessuno ha dimenticato, Little Odessa, I padroi della notte, Two Lovers. E sono le stesse di questo bellisssimo Paper Tiger (ma dove stanno le tigri di carta? perché le tigri che vediamo in azione nel film sono tutte mortalmente pericolose).
Storia di una famiglia, storia di due fratelli, storia della famiglia Pearl di radci ebraiche a Queens, anno 1982. I due fratelli non potrebbero essere più diversi, eppure saldati uno all’altro dai legami di sangue e affetti. Sposato con Hester (Scatlett Johansson), padre di due figli adolescenti, Irwin Pearl è ingegnere, un uomo solido e mite, un uomo pacatamente ordinario. Mentre il fratello Gary, estruverso, guascone, istrionesco, vitalista, millangtatore, ha appena lasciato la polizia per motivi non chiari, forse per qualche rapporto sotterraneo con i padroni mafiosi della zona. Anche se mantiene con gli ex colleghi rapporti assai cordiali e anche sospetti (loschi affari in comune?).
Succede che nela zona avanza la nuova criminaligtà russa; sono, venuti da una Unione sovietica ormai prossima allo sfascio e sono spietati, determinati ad allargare a igni costo la propria zona di influenza. Adesso – assicura il maneggione Gary al fratello minore Irwin assai più ingenuo di lui – stanno mettendo le mani sull’ecobusiness con il progetto di disinquinamento di un canale. Hanno bisogno di permessi veloci e lui, con le sue conoscenze, li può aiutare. Ma, stando al disinvolto Gary, c’è spazio nella faccenda anche per il fratello Irwin che con il suo bagaglio ingegneristico potrebbe mettere a punto per i russi le coordinate tecniche. Irwin accetta la proposta e di incontrare i russi. L’affare si conclude. Sarà l’inizio, anche per uno sciagurato errore commesso da Irwin (la visita notturna al canale che allarmerà i già paranoici mafiosi russi), di una spirale a precipizio che metterà a rischio la sua vita, quella della moglie, dei fogli. E anche del fratello Gary.
Il film assume nel suo evolversi l’andamento e le atmosfere angoscianti del noir, anche se l’attenzione di James Gray è soprattutto per le relazioni tra i personaggi all’interno della famiglia, soprattutto tra i due fratelli, così diversi e così straordinariamente legati. Una storia-archetipo oltre l’attualità che sa di parabola biblica e tragedia classica. E si è parlato giustamente di atmosfere filmiche da New Hollywood, tra Coppola e Sidney Lumet. Tutti naturali e credibili gli interpreti. Adam Driver, nella sua migliore interpretazione da parecchio tempo in qua, è il maneggione Gary, Miles Teller è il padre di famiglia, l’uomo qualunque travolto da un gioco per lui troppo grande e pericoloso; Scarlett Johansson è, abbandonata la sua immagine sexy, la madre insieme forte e dolente.
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