Film stasera in tv: UN MARITO PER ANNA ZACCHEO di Giuseppe De Santis/ sab. 20 giu. 2026

Un marito per Anna Zaccheo di Giuseppe De Santis (1953). Rai Storia, ore 21:20, sabato 20 giugno 2026.
Film del 1953, con una Silvana Pampanini allora diva massima del nostro sistema cinema. Le sole a poter competere con lei (e la sua straipante carnalità) erano Silvana Mangano e Lucia Bosè, mentre Gina Lollobrioda e ancora di più Sofia Loren stavano nelle retrovie. Dietro la macchina da presa di Un marito per Anna Zaccheo c’è il sempre molto interessante e oggi sottovalutato Giuseppe De Santis (a quando una retrospettiva come si dove? intanto vedo che l’ultimo numero dei Cahiers si occupa di due suoi fim usciti in versione restaurata in Francia), nome centrale di quel tardo neorealismo che imboccava senza paura la strada del romanzo popolare. Riso amaro – con il suo binomio di sensualità e fatiche proletarie – aveva conquistato le platee internazionali e lanciato Silvana Mangano. Seguono altri sucessi come Non c’è pace tra gli ulivi e il molto attuale Roma ore 11. Titoli in cui i drammi individuali si intrecciano al racconto sociale, in una miscela infiammabile che conquista le platee e colloca il cinema di De Santis accanto a quello coevo di Raffaello Matarazzo, ancora più risoluto nel puntare sulla combinazione di lacrime, passioni e desiderio. Un marito per Anna Zaccheo è forse il più mélo dei titoli di De Santis, il più matarazziano, anche per la presenza dell’attore feticcio del regista di Catene, Amedeo Nazzari. Al centro però resta, presenza dominante, la Pampanini, “donna senza un uomo” come dice il titolo vetero-patriarcale francese, donna sola a combattere contro il mondo e dai maschi tradita, malcompresa, usata.
Siamo a Napoli. Anna si fidanza con un marinaio (Massimo Girotti) di leva in città che ovviamente se ne andrà presto per un lungo viaggio per mare. Rimasta sola, si infila in una relazione con un uomo sposato, l’impresario Illuminato (Nazzari) che molto le promette senza poi mantenere. E così Anna si ritroverà ad affrontare la famiglia e tutto il suo ambiente con addosso il marchio del disonore per via di quella storia disgraziata. Ritratto da un’Italia remota e di una condizione femminile di totale subalternità, ma anche di una donna che a suo modo resiste. Da vedere. E non solo come reperto d’epoca.

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