Stasera in tv IL RAGAZZO E L’AIRONE di Hayao Miyazaki/ sab. 20 giu. 2026

Il ragazzo e l’airone di Hayao Miaazaki, 2023. Rai Gulp canale 49, ore 20:45, sabato 20 giugno 2026.
Nel 2013, dopo aver presentato a Venezia il suo meraviglioso The Wind Rises, annunciò solennemente che non avrebbe più fatto film (c’entrava forse la delusione per il Leone ingiustamente andato a, mi paree, Sacro GRA di Gianfranco Rosi?). Invece Hayao Miyazaki si è per nostra fortuna ricreduto e, dopo anni di preparazione e di lavoro sul set, se n’è uscito nel 2023 con questo Il ragazzo e l’airone, un altro dei suoi capolavori. 300 milioni di dollari incassati worldwide, credo record per il suo Studio Ghibli, e naturalmente Oscar strameritato come miglior lungometraggio animato. Stasera è in tv ingiustamento confinato su Rai Gulp, che ha il target ragazzinesco che sappiamo, quando Il ragazzo e l’airone, come tutto Myazaki, è cinema trasversale a ogni generazione, cinema e basta che non può essere intrappolato nell’angusto perimetro dei prodotti per infanti. Narrativamente complesso, fitto di fantasmagorie e simbolismi, virtuosistico nell’intrecciare realismo e fantastico, è tutt’altro che un film ingenuo, ponendosi piuttosto come l’opera ultimativa di un regista che non ha mai nascosto le sue ambizione di autore totale.
Come spesso nel cinema del maestro dello Studio Ghibli anche stavolta sullo sfondo ma sempre incombente c’è la storia del Novecento giapponese, qui in una delle sue fasi più drammatiche, la seconda guerra mondiale. Siamo nel 1943. La madre del dodicenne Mahito muore nell’incendio di un ospedale (se ricordo bene) bombardato: a lui resterà il senso di colpa per non essere riuscito a salvarla. E sarà questo a innescare i successivi sviluppi narrativi. Il padre, ingegnere aeronautico (il tema dell’aviazione è da sempre caro a Miyazaki), lo porta tempo dopo nella casa di campagna insieme alla nuova moglie, che altri non è che la sorella minore della defunta. E incomincia per il ragazzino un accidentato percorso di formazione che troverà il suo luogo in una bizzarra torre abbandonata. A condurlo lì è un airone parlante e gracchiante, creatura per niente benevola, e sarà lui a fare da ‘passatore’, a introdurlo nella torre e fargli varcare la fatidica soglia oltre la quale Mahito vivrà ogni sorta di esperienza, tra creature ora ostili ora amiche, sprofondando sempre più giù negli abissi. Lo scopo del viaggio del piccole eroe  è quello di ritrovare (siamo dalle parti di una catabasi tipo Orfeo e Euridice) la madre morta, sicché il film si configura (anche) come un rielaborazione della perdita atttaverso gli strumenti del cinema più liberamente fantastico. Non è un film consolatorio, anzi è piuttosto perturbante con tonalità quasi horror, non è nemmeno facile da decifrare, denso com’è di una galleria infinita di personaggi e crature e strutturato su più strati simbolici a volte a impenetrabili anche se altamente appaganti esteticamente. Resta che, ancora una volta, il mago Miyazaki riesce a intrappolarci con i suoi incantesimi.

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