La legge del signore di William Wyler, 1956. Iris, ore 23:17. Martedì 23 giugno 2026.

Presidente onorario della giuria, Jean Cocteau. Presidente lo scrittore allora di gran fama André Maurois. Tra i giurati i registi Michael Powell e George Stevens, lo scrittore-drammaturgo-regista Marcel Pagnol, l’attrice Dolores Del Rio. In concorso, titoli destinati a diventare dei punti fermi nella storia del cinema come Il settimo sigillo di Bergman, Un condannato a morte è fugggito di Bresson, I dannati di Varsavia di Wajda, Le notti di Cabiria di Fellini. Eppure, a fronte di tali capolavori, la Palma d’oro di quel Cannes 1957, il decimo della serie, va, e a pensarci adesso sembra incredibile, a La legge del signore di William Wyler (Friendly Persuasion in originale). Un war-movie e un western anomalo. allora molto amato da publico e stampa, anche grazie alla presenza di star come Gary Cooper e Anthony Perkins, oggi pressoché dimenticato. Sicché quella di stasera su Irs è l’occasione per (ri)vederrlo e verificare se quella Palma se la sia meritata o sia stata uno dei più clamorosi infortuni in cui siano mai incorse le giurie dei festival. Certo il regista, William Wyler, non era (non è) proprio un minore: veniva da una scia di ottimi film, da L’ereditiera a Ore disperate passando per I migliori anni della noistra vita e Vacanze romane, e si apprestava a dirigere il blockbuster di tutti i blockbuster, Ben-Hur. Un eccellente ed eclettico esponente della Hollywood classica, regista asciutto, affilato, esemplare per economia espressiva.
Al centro di La legge del Signore c’è una famiglia di farmer, genitori e tre figli, di fede quacquera dunque pacifista. Ma si ritroveranno tutti coinvolti loro malgrado nella Guerra di Secessione, alle prese ora con gli Unionisti ora con incursioni dei Confederati. Che fare? Tradire i propri ideali e imbracciare il fucile? O consegnarsi inermi agli eventi? E mentre il padre cerca di resistere nel suo credo antimilitarista il figlio più grande scalpita e vuole arruolarsi (dalla parte giusta, ovvio). Film di idee e dilemmi morali, ma anche in grado di fare di questi dilemmi spettacolo e racconto. Oltre a Gary Cooper e Anthony Perkins c’è, nella parte della madre, la meravigliosa Dorothy McGuire.
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