
L’allievo di Bryan Singer, 1997. La7 Cinema, ore 23:45, venerdì 3 luglio 2026.
Un film maudit. Tratto da un racconto non esplicitamente horror di Stephen King. Una storia malata, in cui i fantasmi del nazismo si intersecano con fantasmi edipici, con rapporti intergenerazionali che sono anche ben più torbidi rapporti servo-padrone alla Losey-Pinter. Apparso a suo tempo, fine anni Novanta, sigli schermi, stroncato dai recensori, subito scomparso. Rubricato alla voce psychological thriller, L’allievo è qualcosa che fatuca a essere compresso in questa definizione.
Anni Ottanta, Sud California. Todd, un liceale, scopre che il suo vicino è in realtà un criminale nazista, un ufficila delle SS che ha cambiato identità per nascondere il proprio passato di comandante di un campo di sterminio. Affascinato da quella storia, il ragazzino ricatta il vecchio Arthur Denkel (vero nome: Kurt Dussander). Minacciondo di rivelarne la vera identità gli chiede, in cambio del proprio silenzio, di raccontargli in dettaglio quanto succedeva nel lager, compresi i lati più turpi. Todd costringe Dinkel/Dussander anche a indossare una divisa delle SS perché la sua narrazione diventi ancora più spaventosa e convincente. Ma il vecchio nazista troverà a sua volta il modo di ricattare e tenere in pugno il giovane Todd. Sarà un crescendo di orrore e una discesa a due all’inferno. Un uomo sarà ucciso, un altro riconoscerà in Dussander il suo aguzzino. Meglio non dire troppo. Un film claustrofobico e ossessivo dove i due protagonisti si scambiano i ruoli di vittima e carnefice, di cacciatore e e di preda. Bryan Singer, già regista del capolavorissimo I soliti sospetti e poi di X-Men, inciamperà in accuse di sesso con minori – anche riguardo al set di L’allievo – che metteranno a rischio la sua carriera, anche se le accuse saranno poi ritirate (maggiori dettagli in questo articolo). Ian McKellen è il nazista nascosto.
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