Sindrome cinese di James Bridges, 1979. La7 Cinema,ore 23:40, lunedì 6 luglio 2026.

Attenzione, in quella centrale apparentemente sicura sta succedendo qualcosa. Molto prima di Chernobyl e Fukushima arrivò questo film, Sindrome cinese, a denunciare i limiti di una tecnologia a rischio apocalisse. Una troupe televisiva dopo aver girato all’interno di una centrale nucleare in California si rende conto di una falla nel sistema. Ma nessuno dà loro ascolto, anzi si minimizza, si nasconde, si depista, si fa di tutto per secretare l’accaduto in nome della sicurezza nazionale. E comincia la corsa per fermare il disastro. Tipico film di denuncia e impegno civile della Hollywood liberal anni Settanta. Anche parecchio paranoide-cospirazionista (non ce lo dicono! ci nascondono l’orribile verità!, secondo uno schema narrativo peraltro precedentemente collaudato nello Squalo spielberghiano). Anche con dentro un furore ideologico oggi indigesto. Naturalmente con Jane Fonda, star del cinema engagé Serventies (e con Jack Lemmon e Michael Douglas). L’incredibile è che pochi giorni dopo l’uscita del film un incidente ci sarebbe stato davvero in una centrale nucleare, a Three Miles Island, il che fece di Sindome cinese una visione indispensabile e un successo inaspettato al box office. Era il 1979. Il 26 aprile 1986 a Chernobyl si sarebbe riproposto un copione simile, ma non sarebbe stata una finzione.
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