Airport di George Seaton, 1969. Twenty Seven, ore 21:11, mercoledì 8 luglio 2026.
Storico disaster movie del 1970, dagli incassi così colossali da generare un’infinita sequenza di successori e, soprattutto, l’irresistibile serie parodistica dell’Aereo più pazzo del mondo. Anche Flight, anno 2012, con Denzel Washington in fondo gli deve qualcosa. Chissà perché fu in quei primi anni Settanta che il cinema catastrofista ebbe la sua stagione d’oro: con questo Airport, ma anche con L’avventura del Poseidon, L’inferno di Cristallo (lo amo pazzamente), Terremoto e via disastrando. Naturalmente, stavolta si fa spettacolo cavalcando scientemente l’assai diffusa paura dell’aereo e mettendo in scena un volo minacciato onde preciptare nel panico lo spettatore di massa.
Mentre si annuncia una tempesta di neve, sul volo Chicago-Roma le cose si complicaano ulteriormente quando un passeggero minaccia di farsi esplodere. La politica non c’entra: l’attentatore è un signore gravemente malato che intende suicidarsi facendo saltare l’aereo sopra l’Atlantico in modo da far intascare alla moglie la sua assicurazione sulla vita. Assai claustrofobico, con tipi variamente assortiti per organizzare una commedia umana e un dramma collettivo ad alta tensione. Cast stellare: Burt Lancaster (è il manager aeroportuale), Dean Martin (il comandante), Jacqueline Bisset, George Kennedy e quell’attrice di culto che è Jean Seberg. Helen Hayes, gloriosa attrice della Giolden Hollywood, si prese l’Oscar come migliore non protagonista.
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