
Soldato blu di Ralph Nelson, 1970. Rai Movie, ore 21:13, lunedì 13 luglio 2026.
Epocale controwestern – o western revisionista – del 1970 che tutti i ragazzi di allora si ricordano molto bene. Il cinema classico di frontiera incontra la cultura undergournd e quella antagonista delle proteste antiVietnam e ne esce questo oggetto cinematografico abbastanza inclassificabile firmato da un regista per niente New Hollywood che fino a quel momento si era dato a cose molto mainstream come Il gran lupo chiama con Cary Grant. E che invece qui dirige uno dei primi western che raccontano l’altra storia, quella dalla parte e dal punto di vista dei nativi americani, a fare il paio con un altro titolo simile di quel periodo, Piccolo grande uomo di Arthur Penn.
Un soldatino (Peter Strauss, che non avrebbe più fatto film memorabili dopo questo) e una giovane donna sono i soli sopravvissuti di un attacco Cheyenne a un convoglio militare che trasportava le paghe dei soldati. Quello dei nativi è un mondo che la ragazza (la biondissima e ultrawasp Candice Bergen) conosce bene, essendo stata rapita anni prima da una tribù e data in sposa al capo. Abbastanza, per lei, per capire chi siano – cultura, valori, modi – coloro che si oppongono all’espansione dei coloni bianchi verso Occidente. Sarà l’inizio di un’odissea della strana coppia, in marcia verso un forte lontano giorni di cammino dove vorrebbero rifugiarsi e anche l’inizio di un quasi-storia d’amore con tratti da rom-com tra battibecchi e bisticci. Con lei che cerca di far capire a lui quali siano le ragione per cui i nativi lottano tanto strenuamente. La lunga marcia si concluderà a Sand Crek, in un luogo passato alla storia per un massacro immane perpetrato dai ‘bianchi’ sui ‘pellerossa’, ricostruito e filmato da Ralph Nelson con una violenza e un realismo che il cinema Usa fino ad allora poche volte aveva mostrato. Uno shock per il pubblico medio americano e anche per la critica che difatti non apprezzò (ancora oggi se si va su Rotten Tomatoes si vede come l’indice di gradimento sia bassissimo), ma l’ennesima occasione per i ragazzi del ’68 (e dintorni) di Europa e States per attaccare il “sistema” (traduzione nostra della parola establishment che allora indicava tutto contro quello contro cui si lottava: il capitalismo, il sistema poilitico, le élite). Ovvio che nello scontro tra tra wasp e nativi molti intravedessero quello sanguinosissimo in atto in Vietnam. Film da allora riapparso poche volte. Stasera quindi occasione piuttosto rara per vederlo e rifarci i conti: era davvero grande cinema o solo il frutto tra i tanti dello Zeitgeist? Meravigliosa Candice Bergen, nel ruolo forse migliore della sua vita.
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