

Una donna promettente di Emerald Fennell, 2020. Iris, ore 21:13, lunedì 27 luglio 2026.
Dice qualcosa il nome di Emeraled Fennell? Sì, è lei, la regista dell’ultima, lurida e di enorme successo popolare versione di Cime tempestose, quella dove Margot Robbie e il bambolone Jacob Elordi si leccano compulsivamente. Regista dalla mano pesante, assai distante da tante languorose signore e signorine che stanno dietro la macchina da presa a raccontare rom-com carucce, Fennell potrà non piacere (a me ad esempio non garba granché, anche se trovo il suo Saltburn piuttosto interessante), ma certo si distingue e non passa inosservata. Come regista nasce proprio con questo Una donna promettente del 2020, che subito fa discutere e diventa, come si usa e abusa dire, uno dei film più divisivi di quell’annata. Un revenge movie tutto al femminile e però cruentissimo e durissimo tanto quanto quelli con protagonista un macho man. Una ferina cavalcata con toni punk dove Eros e Thanatos vanno perfettamente insieme, anzi dove il secondo ingoia il primo.
Cassie è una giovane donna che non si è mai ripresa dallo shock e dalla rabbia per lo stupro subito dalla sua amica Nina qualche anno prima. Quando viene a sapere che il colpevole sta per sposarsi decide di passare all’azione: contro di lui e tutta la rete di persone che si sono schierate dalla sua parte. Il culmine della vendetta sarà ovviamente contro lo stupratore e mescolerà le armi della seduzione erotica e quelle dell’aggressione. Inquietante e in certi passaggi pure assai cringe per come distrugge il cliché della donna passiva e remissiva e trasforma il femminile in pura furia selvaggia (che è poi la cifra di tutto il cinema della Fennell). Prodotto da Margot Robbie. Quattro nomination all’Oscar compresa quella per Carey Mulligan come migliore protagonista.
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