Alessandro il Grande di Robert Rossen, 1956. Rai Movie, ore 21:10, martedì 28 luglio 2026.


Per chi come me ama i peplum (anzi, più correttamente, al plurale pepla) della Golden Age del genere, ovvero gli anni Cinquanta-primi Sessanta del secolo scorso. Guardare e confrontare con la più recente evoluzione del film si spade, tuniche e sandaloni, la celebratissima Odissea nolaniana. Dove ci si guadagna in spettacolarità e effetti speciali ma si perde il senso naïf della grande narrazione popolare da anfiteatro cinematografico. A quell’epoca d’oro apatiene a pieno titolo questo Alessandro il Grande, anno 1956, forse meno amato di Ben-Hur, La tunica, Quo Vadis?, ma altrettanto ambizioso per dispiego di mezzi tecnici e economici. Con un Richard Burton prima di Cleopatra e di Liz Taylor, ancora giovin attore shakespeariano di solida tradizione inglese, quindi bravo e all’occorrenza anche prestante e di ottimo aspetto. Come nel caso di questo colossal su Alessandro il Grande, sui suoi complicati rapporti con papà Filippo re di Macedonia, sulla sua vertiginosa ascesa, sulla sua cavalacata da Occidente a Oriente fino alla morte precoce in un Egitto di troppo sole e troppi misteri. Film non girato a Cinecittà, come spesso accadeva allora, ma in Spagna, che rispetto a noi poteva mettere a disposizione della macchina holywoodiana masse a costi minori e paesaggi più maestosi. Dietro alla cinepresa uno di quei registi partiti come indipendenti o quasi (Tutti gli uomini del re) e prontamente approdati, dopo il succeso di stima e di nicchia, alla corte dei tycoon dai progetti faraonici, Robert Rossen. Film smisurato, come la parabola del suo protagonista, poi ridotto a più ragionevoli e commerciali dimensioni (due ore e dieci) dalle forbici del produttore. Magniloquente, perché allora tale era la cifra dei pepla, il cui modello, benché inconfessato, rimaneva quello altissimo della classicità e delle tragedie shakespeariane. Oltre a Burton, altri attori inglesi nel cast: Claire Bloom, lo statuario Stanley Baker (destinatio a diventare un attore-feticcio di Losey), Peter Cushing. Più l’americano Fredric March (re Filippo) e la francese Danielle Darrieux (Olimpiade, la mamma di Alessandro).
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