Agente Speciale (Triple Agent) di Eric Rohmer, 2004. Rai 5, ore 23:17, lunedì 3 agosto 2026.


Si è concluso lunedì scorso su Rai 5 con L’amico della mia amica il ciclo Commedie e proverbi di Eric Rohmer. Ma la rete “che fa cultura” della Rai non abbandona il regista francese di tanti capolavori (e fa bene, visto il gran successo, anche imprevedibile, riscontrato dal suddetto ciclo: i rohmeriani sono legioni). E mette in palinsesto stasera il suo penultimo film, girato nel 2004 a un’età già venerabile (Rohmer se ne andrà novantenne nel 2010), questo anomalo nella sua produzione Triple Agent, banalizzato in Italia in Agente speciale. Anomalo perché non siamo più nel campo squisitamente à la Rohmer del marivaudage, delle intermittenze del cuore, dei giochi del caso, delle interminabili e squisite cinversazioni intorno a questioni apparemtemente futili di cuore e di passioni, ma, sorprendentemente, in quello della spy story. E anche della Storia, perché Triple Agent si rifà, in parte restando fedele ai fatti e in parte romanzando e narrativizzando, un caso che nella Francia tardi anni Trenta fece sensazione, il rapimento a opera dei servizi segreti sovietici del capo degli ex combattenti russi bianchi in esilio, il generale Evgenij Miller. Cosa l’abbia spinto a un così deciso cambio di rotta rispetto al suo cinema precedente è complicato dire. Anche se il minimalismo elegante della messinscena resta lo stesso, il primato della conversazione sull’azione anche. Mentre sono molte le ombre del dubbio e dell’ambiguità sparse su protagonisti e no della trama: nella quale rispetto al caso Miller cambiano i nomi e alcune circostanze, come se Rohmer volesse evitare le secche della piatta ricostruzione realistico-cronachistica per tracciare una parabola fortemente simbolica su quanto sia complicato separare il vero dal verosimile e dal falso, l’apparente dal sostanziale.
Chi è davverop Fjodor? Alla moglie Arsinoé e al mondo si presenta come ufficiale dell’esercito bianco in esilio a Parigi, ma le sue mosse e i suoi discorsi lasciano spazio a parecchi dubbi. Arsinoé, dopo un suo misterioso viaggio, si convince che sia un agente al servizio dei nazisti (siamo nel 1936-37, in Francia, dopo la vittoria del Fronte Popolare). Finché tutto precipita quando il generale Dobrinsky, il più presigioso dei rifugiati russo-bianchi a Parigi, viene rapito e Fjodor, sospettato di aver organizzato il misfatto per conto di una potenza straniera (l’Urss?), è costretto a fuggire. Quanto all’incolpevole Arsinoé, verrà incarcerata come sua complice. Un caso della Storia ridotto, rohmerianamente, a un teatro tutto domestico in cui si cnfrontano e collidono le personalità ora sfuggenti ora trasparenti dei personaggi di quella che, nonostante tutto, resta più una commedia che un dramma. Nel cast nomi perlopiù sconosciuti, e anche questo è molto rohmeriano.
CERCA UN FILM
ISCRIVITI AI POST VIA MAIL
-
-
ARTICOLI RECENTI
- Al cinema. FATHERLAND di Pawel Pawlikowski: recensione. Thomas Mann e la Germania anno zero
- Cinema stasera in tv: SPARTACUS di Stanley Kubrick – giovedì 24 settembre 2026
- Venezia 2026. LOOK BACK di Hirokazu Kore-eda: recensione
- Venezia 2026. LA MIA CLASSIFICA FINALE del concorso
- Venezia 2026. WOMAN UNKNOWN di May el-Toukhy – recensione
Iscriviti al blog tramite email