Baran di Majid Majidi, 2001. Tv2000, ore 21:07, venerdì 7 agosto 2026.


Un piccolo, misconociuto film iraniano dell’anno 2001. Passato in festival minori, non di grande fama, anche perché dietro la mdp non c’è un nome altisonante di quella gloriosa cinematografia: Kiarostami, Makhmalbaf, Panahi, Farhadi. Più interessante per quello che raccnta e il microcosmo che ci restituisce che per la sua impronta autoriale. Dove l’ego del regista si mette al servizio dei personaggi e delle loro storie anzichè sovrastarli,
Siamo in un cantiere di Teheran, inizio del terzo millennio. Latif se la prende con Rahman, rggazzino figlio di un profugo afghano (sono molti in città, come i curdi) che ha preo il suo comodo posto in cucina costringendo lui a lavorare fuori, sotto sole e pioggia. Ma opresto scprirà che Rahman è in realtà una ragazzina in abiti maschili, Baran, obbligata dalla povertà a lavorare al posto del padre infortunato. E scatterà qualcosa di simile a un innamoramento.
Un film delicato, sommesso, di un neo-neorealismo che non urla il proprio impegno e la propria ansia di denuncia. Che si comcentra sui personaggi e sull’universo in cui si muovono, un Iran dove i profughi dei paesi vicini o delle comunità minoritarie devono misurarsi con un contesto ostile. Di quei film da non perdere per come aprono finestre (e i nostri occhi) su realtà poco conosciute. Realtà sulle quali il nostro sguardo di solito si posa ottenebrato e distorto dal pregiudizio, dall’ignoranza, dagli stereotipi.
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