Stasera in tv un film da riscoprire: GIOVANI MARITI di Mauro Bolognini – sabato 8 agosto 2026

Giovani mariti di Mauro Bolognini, 1958. ♦️♦️♦️♦️
Rai Storia, ore 21:10, sabato 8 agosto 2026. Su RaiPlay.
Sono un’infinitù i film belli e bellissimi da riscoprire della Golden Age del nostro cinema, la stagione che va dai tardi ani Cinquanta fino ai primi Settanta. Ne fa parte a pieno titolo questo lavoro semidimenticato del primo Mauro Bolognini, un autore che andrevbe onorato come merita con una retrospettiva di quelle filologiche che solo i grandi festuval ormai possono mettere in cantiere. Un Bolognini che allora chiamava – e come si fa a non dire ‘che tenpi!’ – a collaborare il signor Pioer Paolo Pasolini, scrittore già famoso e controverso ma non ancora approdato dietro la macchina da prsa, e che il cinema cominciava a respirarlo come sceneggiatore e autore dei dialoghi: ed è così che difatti compare nei credits di questo Giovani mariti, anno 1958.  PPP con Bolognino aveva già collaborato per Marisa la civetta (chi mai sospetterebbe che dietro a un titolo voluto di produttori per sfruttare il successo di Marisa Allasio in Poveri ma belli ci sia anche l’autore di Ragazzi di vita?) e continuerà a farlo per cose magnifiche più direttamente legato al suo mondo di lumpenproletari, Una giornata balorda e La notte brava. Per dire di quali fosse in quei tempi la convergenza, l’intersezioine di talenti, oggi impensabile.
Giovani mariti, allora. Pigramente accomunato dalle pseudoenciplopedie del cinema che infestano la rete ai felliniani Vitelloni solo perché anche qui c’è di mezzo un gruppo di amici di provincia abbastanza fancazzisti alle  prese con amori e passaggi nons senza complicazione verso l’adultità (mi si perdoni questo vocabolo da piscologia pop, ma è giusto per intederci). In tono grottesco e tragico di Fellini non trova in realtà nessun riscontro in Bolognini, più pripnenso invece al realismo nmimal-cronachistico, al garbo malinconico, al segno pulito e nitido della messa in scena. Siamo a Lucca, anche se la location non è mai esplicitamente dichiarata in sede di racconto, con cinque giovani uomini che si trovano e fanno bisboccia per un addio al celibato di uno di loro: non sanno che di lì a poco il virus del matrimonio contagerà tutti loro, chi per scelta, chi per indolenza o per interesse. Quando si ritroveranno tempo dopo nell’illusione di far rivivere  l’amicizia perduta, l’età della condivisione di vital esogni, si renderanno conto che è tardi. Che la mappa delle loro esistenze contiene ormai tracciati e direzioni destinati a non incrociarsi più.
Si resta incantati dalla qualità della regia, della scrittura. Dalla credibilità delle facce e dei corpi. Dalla bellezza di Lucca restituita di giorno e di notte dalla fotografia virtuosa (in bianco e nero, ovvio) di Armando Nannuzzi. Costumi di Piero Tsi, tanto per restare nella statosfera. Cast di giovani uomini e donne famosi, quasi famosi, in procinto di diventarlo: Antonio Cifariello, Fraco Interlenghi, Anonella Lualdi, Gérard Blain, Ennio Girolami, Lyla Rocco, Annamaria Guarnieri (al suo esordio al cinema), Sylva Koscina. Molti di loro apparivano anche nei fotoromanzi del tempo, in un continuo e assai disinvolto scambio e travaso tra media autoriali e media popolari.
Legenda:
♦️♦️♦️♦️♦️ eccezionale
♦️♦️♦️♦️     ottimo
♦️♦️♦️         buono
♦️♦️             mah
♦️                 fate voi

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