Gli amori di Astrea e Celadon di Eric Rohmer, 2007. ♦️♦️♦️♦️♦️
Rai 5, ore 23:03, lunedì 10 agosto 2026.


Pastorellerie di un tardo Rohmer (tratto da un testo del Seicento ambientato in una fintissima Gallia druidica) che i più trovarono stucchevole e invece incantevole, rohmerismo in purezza. Languori di innamoramenti e amori riproposti con gusto tra archeologico e filologico del tutto, fortunatamente, inattuale. Un film che nelle mani di qualunque altro autore si sarebbe trasformato in epocale disastro e che lui traduce in un riepilogo del proprio cinema, delle proprie ossessioni, in un manifesto di libertà autoriale. Impossibile non amarlo alla follia. È anche l’ultimo del regista del Raggio verde, il suo testamento, volontario o meno che sia. Ed è come, in questo salto all’indietro in una Francia bucolica assolutamente artificiosa e letteraria, del tutto antinaturalistica, volesse sondare le proprie radici estetiche, quella certa idea rohmeriana della bellezza francese anzi gallica fuori da ogni tempo storico. Nauralmente, presentato a Venezia 2007, venne dileggiato per come Rohmer si inoltrava in sentieri così lontani da quelli delle opere che lo avevano reso famoso e amatissimo. Senza capire che non era un muoversi verso altra direzione, ma solo lo scavo in profondità del proprio cinema, in cerca della sua essenza e dei propri archetipi. Tra tante facce perfettamente sconosciuite ricompare quella di un’attrice-feticcio di E. Rohner, Marie Rivière, qui nel ruolo di madre.
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