Film stasera in tv. WOLFKIN di Jacques Molitor/ mart. 11/8/2026

Wolfkin di Jacques Molitor, 2022.  ♦️♦️♦️
Rai 4, ore 22:56, martedì 11 agosto 2026.
Credo sia stato il primo film lussemburghese della mia vita e da allora, 2022, non ne ho visti altri (però è lussemburghese una delle attric più cool di questi ultimi anni, Vicky Krieps). E quello che ci ho trovato di interessante, al di là della trama da body horror con mutazioni animali discreta ma non così nuova, sta proprio negli squarci aperti su un mondo vicino eppure lontano e perlopiù sconosciuto come il Granducato del Lussemburgo. Sì, sede dialcune istituzioni europee, ma poi che ne sappiamo? Io meno di zero: fino almeno a questo Wolfkin. Un film che ci introduce nella vita di Elaine, una giovane donna di Bruxelles madre single afflitta da parecchi problemi: lasciata sola a suo tempo dall’uomo che l’evava messa incinta, adesso si ritrova con pochi soldi e un bambino che mostra segni preoccupanti di aggressività. Talmente disperata da decidersi a contattare la facoltosa famiglia del padre di Martin (questo il nome del ragazzino) e chiedere aiuto. Si ritroverà alle prese con una realtà da fiaba e insieme da incubo, una famiglia altezzosa e odiosa di antica nobiltà e enormi ricchezze che la accoglie nel suo castello in mezzo ai vigneti della Mosella. Il nonno-patriarca vuole che il bambino resti con loro e la madre non può che accettare. Ma emergerà via via un terribile segreto di famiglia, una genealogia in cui mondo umano e animale si compenetrano. Mentre il bambino sempre di più sviluppa tratti da lupo (peli, artigli, denti).
Il côté horror del film non è niente male (sì, certo un po’ déjà vu; tra l’altro lo scorso febbraio alla Berlinale s’è visto un film finlandese in concorso dalla trama molto simile ), ma, come dicevo, a essere notevole è l’affondo nel mondo a parte delle storiche élite lussemburghesi. Attraverso la parabola tra umano e animalesco di Martin emergono certi tratti di quel mondo come fissato in una teca o in un mausoleo, l’autoreferenzialità, l’arroccamento nei privilegi, la difesa ossessiva del proprio status, la xenofobia (che entra anche come dato narrativo nel film), il feroce razzismo. Gli Urwald, questo il nome della famiglia di Wolfkin, conserva e osserva i riti della propria casta, simili a quelli della nobiltà inglese, ma ancora più ossificati, ferocemente esclusivi e identitari, come la  la caccia, le parate, le divise. Tratto distintivo è anche l’uso del lussemurghese, una lingua germanica occidentale che è anche quella ufficiale del Grabducato (non sapevo nemmeno che esistesse): nel film la parlano gli Urwach, mentre la madre di Martin che viene dal Belgio parla il francese. Insomma, un film piuttosto sorprendente cui l vale la pena dare qualcosa di più di un’occhiata.

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