Il film stasera in tv è UNDINE di Christian Petzold – lun. 17 agosto 2026

Undine – Un amore per sempre di Christian Petzold. ♦️♦️♦️♦️
Rai 5, ore 23:08, lunedì 17 agosto 2026.
Christian Petzold è tra i maggiori autori del cinema tedesco di oggi, con una filmografia alle spalle che lo ha consolidato come figura di riferimento dopo i suoi esordi tra anni Novanta e Duemila nell’ambito della cosiddetta Scuola di Berlino (insieme ad altri come Maren Ade e Angela Xchanelec). Alcuni suoi titoli hanno anche trovato una distribuzione in Italia, ma non sono mai stati adottati davvero dai nostri critici istituzionali e quindi non sono riuciti a conquistare il pubblico arthouse per il quale quei critici sono un faro e un un riferimento. Amato invece dai recensori di nuova generazione – ma solo da qualche anno in qua: ricordo che il suo bellissimo Barbara presentato nel lontano 2012 alla Berlinale lo giudicarono troppo convenzionale, troppo vecchio, salvo poi ricredersi -, un consenso che però non è bastato a convogliare gente in sala. Undine resta tra i suoi lavori uno dei più accessibili, dei più indulgenti e aperti verso il pubblico e questa messa in onda stasera su Rai 5 potrebbe anche allargare la sua base di estimatori. Stiamo vedere. Anche Undine (il sottotitolo italiano è solo stupido: buttato lì per attrarre qualche spettatore, ha invece allontanato chi magari lo sarebbe andato a vedere ma si è scansato tenendo una robaccia tipo sap turca) è passato alla Berlinale, quella del 2020 (era la fine di febbraio e stava per arrivare l’ondata pandemica). Piacque parecchio e alla meravigliosa Paula Beer fu assegnato giustamente il’Orso d’argento come migliore attrice.
Attento per sua vocazione alla Storia e alla cronaca, Petzold nel corso della sua carriera si è man mano spostato da un realismo minuzioso e discreto verso altri territori, come, in questo caso, il fantastico e il mitologico. Undine è personaggio e leggenda di molte tradizioni etniche europeee, rivisitato in Germania a partire dalla stagione del Romanticismo da parecchi autori. Uno spirito o una ninfa dell’acqua che per conquistare l’anima, di cui per natura è priva, deve sposare un umano. Obbligatoria la fedeltà, perché qualora lui la tradisse Undine sarebbe costretta a ucciderlo. Su questo schema narrativo che si presta a mille reinterpretazioni e riletture e adattamenti, Petzold costruice la sua parabola sull’amore, quello nostro contemporaneo e quello di sempre.
Nella sua riscrittura d Undine è una giovane donna che lavora a Berlino al Museo della città. La vediamo infatti a inizio film mostrare ai visitatori mappe e plastici che ricostruiscono le varie fasi, tra trionfi, distruzioni e rinascite, di una metropoli fondata a suo tempo sulle acque di un palude, ed è una squenza fortemente allusiva e simbolica in cui il regista dichiara subito le sue intenzioni di coniugare Storia e substrato mitico. E Undine è la creatura ai confini tra questi qusti due mondi, in grado di passare da uno all’altro in quanto appartiente a entrambi; è la guida perfetta per i visitatori del museo ma anche per noi spettatori, in grado di portarci nel profondo dell’inconscio collettivo e dei suoi archetipi eterni. Johannes, l’uomo di cui è innamorata o almeno crede di esserlo, le comunica che non vuole più stare con lei. Ma nella vita di Undine ecco letteralmente irrompere un uomo dell’acqua che le è affine, Christoph, di professione sommozzatore. Incomincerà tra loro due una storia dove la doppia natura di Undine avrà un ruolo determinante. Ma è meglio non dire di più, se non che il mito verrà ncora una volta ripercorso e rispettato. Petzold cerca di realizzare, e in parte ci riesce, un film sospeso, liquido, fluido, che come i suoi personaggi passo da uno stato all’altro, mentre Eros e Thantoas giocano ancora una volta la loro partita. Non sempre le incursioni nel fantastico sono convincenti e cosi naturalmente consequenziali alla parte terrestre della vicenda di Undine e Christoph. Con qualche momento, come la scritta e, se ricordo bene, il cuore inciso sulla roccia sott’acqua, non esente da una coloritura kitsch. L’impressioine è che Petzold abbia fatto una scommessa soprattutto con sé stesso e abbia fin troppo programmato questo tentativo di inoltrarsi in un territorio a lui poco consueto e forse anche poco consono come il fantastico. In certe parti di Undine c’è più diligenza e corretto mestiere che convinzione, ma ci sono anche altre parti, e non poche. in cui il film ce la fa a librarsi nel puro incantamento, nel senso assai tedesco-romantico di fusione con la natura. Insomma, da non perdere. Insieme a Paula Beer c’è Franz Rokowski, figura centrale del cinema europeo d’autore degli ultimi dieci-quindici anni.

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