Film stasera in tv: ‘La storia del Frank e della Nina’ di Paola Randi – merc. 19/08/2026

La storia del Frank e della Nina di Paola Randi, 2024.
Rai Movie, ore 21:10, mercoledì 19 agosto 2026. Prima tv.
Non l’ho visto, ma me lo sento comunque di consigliarlo per più motivi: perché è una di quelle piccole produzioni italiane indioendenti che sbucano in qualche festival e in qualche sala e poi soariscono nell’oblio. Produzioni che battono strade meno ovvie, magari sbagliando, magari con qualche ambizione di troppo. E che però almeno ci provano a smuovere le acque abbastanza stagnanti del nostro sistema cinema appiattito sul solito gruppetto di autori. E poi chi l’ha visto me ne ha parlato bene, sicché segnalo, a mio e vostro rischio e pericolo.
Devo ammettere che l’ho semore scansato, fin da quando nel 2024 è apparso alle veneziane Giornate degi autori. Non mi convinceva il titolo, ecco, che mi suonava vecchio, decrepito, che mi riportava alla milano vetusta, riomantica e parecchio retorica di certe canzoni del duo Giorgio Gaber-Umberto Simontetta (e di qualche libro di Umberto Simonetta come Lo sbarbato), cose tipo La ballata del Cerutti Gino. Un immaginario che non sento affine. Sicché mi sono astenuto dalla visione, anche se la sua regista, Paola Randi, è l’autrice di un film, Tito e gli alieni, che non mi era per niente dispiaciuto quando era passato a un ormai lontano Torino Film Festival,
Dunque: La storia di Frank e della Nina. Da note stampa, recensioni e pezzi vari vedo che si tratta del racconto in una Milano di oggi di giovani diseredati e sradicati in cerca di un senso della vita o più semplicemente di una vita decente: loro che non ne hanno mai avuto una. Vicenda a tre raccontata da uno di loro, Carlo detto Gollum. Si parte con un furto di rame in una struttura industriale dismessa, si prosegue a flashback su Carlo e i suoi amici Frank e Nina. Frank senza apparente passato. Nina, sedici anni soltanto, che ha già una figlia ed è in fuga dal truce marito impostole dalla sua comunità Rom. Il film è l’ncociarsi delle loro non-esistenze, dei loro tragitti e derive, tra neo-neorealismo, commedia picaresca e escursioni nel favolistico. In un’intervista Paola Randi cita proprio il mondo di Gaber e Jannacci, ma anche quello di De Sica-Zavattini e del loro Miracolo a Milano. Secodo me vale la pena vederlo, potrebbe essere bello.

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