Ulisse di Mario Camerini, 1953/54.
Rai Movie, ore 21:10, venerdì 21 agosto 2026.


Effetto Nolan. Mentre la sua Odissea varca nel mondo il miliardo e trecento milioni di dollari al box office e in Italia i 50 milioni di euro – cifra pazzesca che nessuno aveva previsto – gli schermi tv continuano a riversare nei nostri soggiorni e tinelli ogni possibile produzione che abbia a che fare con il binomio Omero-Ulisse. Ha incominciato Rai 3 in sinergia con RaiPlay a rimandare la meravigliosa e tuttora ineguagliata Odissea tv del 1968 diretta da Franco Rossi con il contributo di Mario Bava. Entusiasmo in chi l’aveva già vista e in chi ne aveva finora solo sentito parlare. Su altre reti sono poi arrivati la miniserie L’Odissea prodotta da Coppola con la regia del russo Konchalovsky, protagonista un legnoso Armand Assante, e il lungometraggio Itaca – Il ritorno diretto da Uberto Pasolini con un Ulisse attempato e stanco interpretato da Ralph Fiennes. Mancava all’appello l’Ulisse diretto nel 1953 da Mario Camerini (ma uscito nel ’54), un progetto dell’ambizioso duo produttivo Carlo Ponti-Dino De Laurentiis deciso a sfondare sul mercato internazionale con una colossal di marca italiana ma in lingua inglese.
Stasera Rai Movie, che questa estate ha siglato una programmazione preziosa per rarità, scoperte, scelte coraggiose, colma la lacuna. Ed ecco in prima serata quell’Ulisse. Un incanto, un’Odissea rifatta nella Cinecittà anni Cinquanta con un Kirk Douglas in tipica trasferta Hollywood sul Tevere (sarà anche di lì a poco in un altro illustre peplum, il più autoriale di tutti, lo Spartacus di Stanley Kubrick). Ma ci sono anche Anthony Quinn quale Antinoo capo dei Proci, Rossana Podestà (Nausicaa), Franco Interlenghi (Telemaco) e l’immensa Silvana Mangano, allora signora De Laurentiis e qui nella doppia parte di Penelope e Circe: santa e peccatrice. Che è l’idea più brillante del film. Ma ci sono anche due grandissime del teatro, Elena Zareschi (Cassandra) e Evi Maltagliati (Anticlea). Gli effetti speciali, Polifemo compreso, sono anche qui di Mario Bava. Fu un enorme successo popolare in Italia, ma funzionò discretamente anche sul mercato Usa. Attenzione, uscito originariamente in 3D! Un film che riesce a essere un peplum-movie secondo il gusto del tempo e, insieme, un classico fedele a Omero. Popolare e colto. Solo la successiva Odissea televisiva di Franco Rossi, il punto più alto della produzione Rai di sempre, avrebbe fatto di meglio.
L’Ulisse di Camerini è anche un gran contenitore di storie “dietro le quinte”. Avrebbe dovuto dirigerlo il tedesco Georg Wilhelm Pabst, nome della grande stagione del cinema tedesco degli anni Venti, accusato in seguito di collaborazionismo con il nazismo per aver diretto alcuni film commissionati dal regime (della sua parabola racconta il libro Il regista di Daniel Kehlmann edito d Feltrinelli: vale la pena leggerlo). Ma l’accordo con Pabst non va in porto e alla regia gli subentra l’italianissimo Mario Camerini: il quale per un attacco di gotta dirigerà parte delle scene su una barella. Ma la connessione più interessante che meriterebbe di essere indagata, se qualche cinefilo ne avesse voglia, è quella tra il film di Camerini e il romanzo Il disprezzo che Alberto Moravia pubblica nello stesso anno, il 1954. Casuale coincidenza? Teniamo conto che ci troviamo in ambienti contigui, in una Roma dove i travasi, gli incroci e gli scambi tra mondo del cinema e quello letterario sono continui e proficui.
Rovistando in rete riemerge (se ne parla in una biografia di Godard) una confidenza che Enzo Siciliano aveva raccolto da Alberto Moravia. Il quale un giorno gli rivelò come Vitaliano Brancati, l’autore del Bell’Antonio, fosse stato interpellato per la sceneggiatura dell’Ulisse di Ponti-De Laurentiis: proposta accettata dallo scrittore siciliano per poter comprare una casa per la moglie, l’attrice Anna Proclemer. Casa che, una volta acquistata, avrebbe invece portato paradossalmente alla rottura del matrimonio.
Il nome di Brancati non compare nell’elenco ufficiale degli sceneggiatori del film (ben sei, tra italiani e americani). Ma questo non significa che non fosse stato contattato, come riferito da Moravia, dai produttori, magari solo per una consulenza. Ora, Moravia si ispira alla sua vicenda per delineare il protagonista del Disprezzo: uno scrittore in crisi matrimoniale chiamato a collaborare a un film tratto dall’Odissea diretta da un regista tedesco di nome Rheinhold (Oro del Reno!). Le analogie con quello di Ponti-De Laurentiis, che proprio un regista tedesco avevano chiamato, Pabst, sono lampanti. Ma non finiscono qui le interferenze. Carlo Ponti, coproduttore dell’Ulisse di Camerini, nel 1963 deciderà di realizzare un film tratto proprio da quel romanzo moraviano chiamando a dirigerlo l’eroe della Nouvelle Vague Jean-Luc Godard. Sappiamo quel che ne sarebbe uscito: un capolavoro, anche se funestato durante il tournage dai contrasti tra regista e produttore. Le Mépris, così il titolo francese, è ambientato a Capri dove si sta girando una cineversione dell’Odissea diretta proprio da un regista tedesco: non Pabst, né il Rheingold del libro moraviano, ma un altro gigante del cinema espressionista, Fritz Lang, nella parte di sé stesso. Il cerchio si chiude. Come se l’Ulisse di Camerini ne avesse germinato un altro, quello di Godard. A questo punto speriamo che qualche rete televisiva mandi in onda anche Il disprezzo: è la sola tappa che manca, poi la navigazione attraverso le trasposizioni del poema omerico potrà dirsi completa.
CERCA UN FILM
ISCRIVITI AI POST VIA MAIL
-
-
ARTICOLI RECENTI
- Venezia 2026. INK di Danny Boyle: recensione
- Venezia 2026. LA RAGAZZA CON LA LEICA di Alina Marazzi: recensione
- 13 FILM da vedere stasera in tv – mercoledì 26 agosto 2026
- Film stasera in tv: ‘Morte di un commesso viaggiatore’, regia di Volker Schlöndorff, merc. 26/08/26
- Horror stasera in tv: BARBARIAN di Zach Cregger – merc. 26/08/26
Iscriviti al blog tramite email