Film da non perdere stasera in tv: GAME NIGHT. Indovina chi muore stasera? (dom. 9 agosto 2020)

Game Night. Indovina chi muore stasera?, Italia 1, ore 21:19. Domenica 9 agosto 2020.
Uscito in sala un due-tre anni fa e subito sparito. Da recuperare in tv o su piattaforma trattandosi di una delle commedie più acute e meno ovvie, e meglio orchestrate, degli ultimi tempi, con in sovrappiù una coppia protagonista ben funzionante composta dall’everyman Jason Bateman (Ozark, per capirci) e Rachel McAdams, sempre diligente, sempre efficiente (un incanto nel recente film di Netflix sull’Eurofesiva, un divertissement ultracamp da non perdere). Game Night ce la fa, e non era impresa scontata, a tenere insieme il registro comedy con quello horror-di paura senza mai perdere in gradevolezza, e a coinvolgerci nelle disavventure dei due protagonisti nonostante la trama qua e là fin  troppo arzigogolata. Operazione citazionista, cinema meta e di ‘secondo livello’ che ricicla e detourna un classico della commedia nera e sofisticata come Invito a cena con delitto. Dunque: Max e Annie, appassionatissimi di giochi (si sono conosciuti e innamorati a un torneo di Trivial Pursuit) vengono invitati dal fratello di lui a una game night insieme ad altre coppie. Si tratta di rifare il mitologico Invito a cena con delitto (dove, ricordate?, come sinistro padrone di casa compariva nientemeno che Truman Capote), peccato che il gioco si trasformi, non si sa se per errore, per  caso, per un misterioso piano predisposto da qualcuno, in una vera partita di sangue e delitti. Con Max e Annie costretti a sbattersi per un’interminabile notte per sfuggire all’assassino. Niente male. Regia di John Francis Daley e Jonathan M. Goldstein.

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Il film imperdibile stasera in tv: IL GRANDE SILENZIO di Sergio Corbucci (dom. 9 agosto 2020)

Il grande silenzio di Sergio Corbucci, 7Gold, ore 21:15. Domenica 9 agosto 2020. Anche su YouTube in Film & Clips.
Enorme culto. Considerato in Italia, Francia, Stati Uniti, Giapppone da specialisti e appassionati (amanti folli) il vertice dell’italian western, capolavori di Sergio Leone a parte (ma per i corbucciani più estremi, anche meglio di ogni Leone-movie). L’assunzione al cielo dei grandi di Sergio Corbucci è stata officiata da Quentin Tarantino, suo devoto da tempi lontani, cultore soprattutto di Django e di questo Il grande silenzio: il cui scenario innevato in total-bianco è stato filogicamente citato e ripreso dal signor Quentin in The Hatefule Eight. A rendere difatti Il grande silenzio un pezzo unico nel panorama del western all’italiana calcinato da sole, ossificato e disidratato, sommerso dalla polvere e dai fetori di carne decomposta, è l’intuizione e la scommessa impossibile ma vinta da parte di Corbucci di capovolgere quella convenzione, di immergere stavolta la solita sinfonia del massacro, l’abusato cerimoniale del sangue, della morte, della vendetta, del sadismo, della crudeltà, delle prepotenze dei forti sui deboli, nei paesaggi invernali e raggelati e ricoperti di neve dello Utah (che poi sono Cortina e dintorni, insomma Dolomiti). Un western nel nord e delle montagne in un ribaltamento e in una messa in negativo a voler cancellare e insieme affermare nonostante tutto e contro ogni evidenza il canone consacrato. Sergio Corbucci, chissà quanto consapevolmente, crea un immaginario fino a quel momento sconosciuto, mai o raramente visto (quanta neve, e dove, compare nei western della classicità?). Con un risultato strordinario, in cui l’azione si congela letteralmente in un rituale ieratico e astratto, dove ogni dettaglio narrativo si depura e si sublima in modello archetipico e mito. A vederlo oggi (lo si trova in ottima copia su YouTube nella library Film & Clips) Il grande silenzio è impressionante per rigore e coerenza formale, per il ritmo interno che Corbucci sa imprimere e al quale poi lui stesso soggiace, e nel quale gli scoppi, frequenti e fragorosi, di violenza, vengono rapidamente ingoiati e assimilati. Ne esce un film lento, cupo, maestoso e di una tensione insostenibile. Con un main character che si situa ai vertici del genere. Interpretato da Jean-Louis Trintignant, meraviglioso, Silenzio è un pistolero muto – gli hanno da piccolo reciso le corde vocali perché non potesse rivelare gli assassini dei suoi genitori – che della diversità ha fatto un’arma ulteriore e un segno di distinzione (la mutilazione è assai corbucciana, ricordare le dita spappolate e sanguinolente, avvolte in fasciature da lebbroso, di Django/Franco Nero). Un killer infallibile chiamato da una comunità di ribelli perché li difenda dai potentati locali decisi a stroncarli sguinzagliando sulle loro tracce un manipolo di spietatissimin cacciatori di taglie (tra cui un Klaus Kinski al massimo della sua crudeltà sadiana). Continua a leggere

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Stasera in tv un film di Gianni Amelio su Albert Camus: IL PRIMO UOMO (dom. 9 agosto 2020)

Il primo uomo di Gianni Amelio, Rai Storia, ore 21:10. Domenica 9 agosto. Anche su RaiPlay.
Recensione scritta all’uscita del film.

Nino Jouglet è Jacques Comery bambino

Jacques Gamblin è Jacques adulto, l’alter ego di Albert Camus

Amelio ricostruisce un pezzo della vita di Albert Camus, mettendo in scena un alter-ego dello scrittore che ritorna nella natia Algeri per ritrovare la vecchia madre e il proprio passato. Intanto, il paese è in preda alle convulsioni della guerra d’indipendenza e lo scontro tra francesi e algerini si fa feroce. C’è in ogni scena l’inconfondibile Amelio-touch, il suo pudore, la sobrietà, il rispetto per gli ultimi. Ma Il primo uomo (inaspettato vincitore del premio internazionale della critica al festival di Toronto) è troppo prudente, incerto, timido.

Gianni Amelio sul set

Il primo uomo, regia di Gianni Amelio. Con Jacques Gamblin, Maya Sansa, Catherine Sola, Denis Podalydès, Ulla Baugé, Nino Jouglet, Abdelkarim Benhabouccha.

Catherine Sola è la madre

Un film che sembra portarsi dietro la difficile condizione, anche maledizione, dell’apolide, di chi è di molte culture e appartenenze identitarie ma non viene riconosciuto come proprio da nessuna di esse, e vaga in cerca di un approdo, di un asilo. Coprodotto da Francia, Algeria e Italia, dal segno predominante francese (è girato in quella lingua, soprattutto vi si parla di un totem della cultura francese, Albert Camus, di cui si ricostruiscono alcuni pezzi di vita), eppure non ancora uscito in Francia, come se da quelle parti faticassero ad accettarlo. Film dalle molte vicissutidini, rimbalzato da un festival all’altro, apolide senza visto d’ingresso e fermato alle frontiere delle vetrine cinematografiche più note. “Venezia non l’ha voluto”, ha detto lo stesso regista Gianni Amelio qualche giorno fa presentando il film: “In realtà prima l’aveva preso in concorso, poi dopo due giorni è uscito fuori dalla competizione. A quel punto l’avrebbe preso il Festival di Roma, ma là sono stato io a rifiutare, ero troppo arrabbiato per quello che era successo a Venezia. In realtà avevo pensato di proporlo al Festival di Berlino, ma anche là non si sa perché, è stata la produzione che non ha voluto farlo selezionare”. Finalmente è stato poi proiettato nel settembre 2012 al festival di Toronto, dove ha vinto il premio Fipresci assegnato dalla critica internazionale. Eppure, esce solo ora in Italia, e in Francia uscirà pare in ottobre. Davvero un tragitto da film senza terra. Quanto al no veneziano, sarebbe interessante conoscere la replica di coloro che sono stati tirati in ballo da Amelio. Io dico solo che i selezionatori di un festival hanno tutto il diritto di ammettere o no chi vogliono, e anche di sbagliare, e che l’essere ammessi a un festival non può essere un diritto automatico per nessuno, nemmeno per gente illustre come Amelio che oltretutto un Leone d’oro a Venezia l’ha anche vinto (con Così ridevano). Aggiungo da spettatore che, benché Il primo uomo non mi abbia entusiasmato – come vado a spiegare in questa recensione – resta un film di qualità immediatamente riconoscibile e di sicuro lo scorso settembre a Venezia avrebbe fatto una figura migliore dei tre film italiani che ci è toccato vedere in concorso, Quando la notte della Comencini, Terraferma di Crialese e L’ultimo terrestre di Gipi (il meno peggio dei tre, ma insomma). Film inafferrabile, Il primo uomo, sfuggente, fuggitivo, nomade, apolide, con più patrie o senza patria chissà, con personaggi sospesi tra costa sud e costa nord del Mediterraneo, tra Francia e Algeria, anche sospeso e diviso narrativamente tra due tempi separati, l’infanzia del protagonista e l’anno 1957 in cui ritorna nell’Algeria sua terra natale. Lui è Albert Camus, totem della cultura di Francia, Nobel per la letteratura 1957 (proprio l’anno in cui è ambientato il film), morto in un incidente stradale nel 1960. Continua a leggere

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Stasera in tv un film con FRANCA VALERI: ‘Leoni al sole’ di Vittorio Caprioli (dom. 9 agosto 2020)

RIP Franca Valeri  – Milano, 31 luglio 1920/Roma, 9 agosto 2020

Leoni al sole di Vittorio Caprioli, con Franca Valeri, Philippe Leroy, Vittorio Caprioli. Canale 5, ore 23:42, domenica 9 agsto 2020.
Uno dei meravigliosi quanto sottovalutati film girati negli anni Sessanta da Vittorio Caprioli (gli altri sono Parigi, o cara e Splendori e miserie di Madame Royale: capolavoro!). Dico, come si fa a trascurare Leoni al sole (anno 1961) che vede alla sceneggiatura uno come Raffaele La Capria? Il quale addirittura ci mette molto dei personaggi e dei climi e delle atmosfere del suo Ferito a morte, celeberrimo romanzo del tempo premiato con lo Strega e adesso un classico.
I leoni del titolo son ragazzi e giovanotti che a Positano vivono pigramente la loro estate tra sabbia e acqua con l’obiettivo principe di far colpo sulle signore venute dal Nord in vacanza, o magari dall’estero, meglio se dotate di una qualche risorsa economica. Un quadro che oggi ci appare quasi uno studio antropologico, e che Caprioli compone senza cadere nei vezzi e nelle guittaggini di tanta commedia all’italiana, genere che non gli appartiene. La sua vocazione è quella della satira, anche non lieve magari, però becera mai. Un grande film, ritenuto erroneamente minore, da recuperare e rivalutare. Quando l’ho visto son rimasto basito: capolavoro, ecco. Solo che apparve in una stagione talmente rigogliosa del nostro cinema che finì nell’ombra. Con Philippe Leroy, Vittorio Caprioli e la come sempre immensa Franca Valeri, che di Caprioli allora era la compagna. E che qui è una milanese disincantata in vacanza al Sud innamorata, ma con distacco, del troppo piacente giovanotto protagonista. Una performance che da sola giustificherebbe la visione (e c’è molto, molto altro). Gli eterni ragazzi, i leoni al sole, si chiamano tutti Fefé, Gegé, Mimì e così via, in una contrazione raddoppiata del nome che evidentemente allora, a Napoli, in quella Napoli borghese, tra quei flaneur, molto si usava. Del resto, lo stesso Raffaele La Capria non è confidenzialmente chiamato Dudù?

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26 film stasera in tv (sabato 8 agosto 2020, tv in chiaro)

Operation Chromite

Il genio della truffa

La piccola principessa

Cliccare per la recensione di questo sito. Acune recensioni si possono riferire a precedenti messe in onda.

Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone, Rai 3, ore 20:30.
Seduzione pericolosa, Iris, ore 21:00.
L’incredibile vita di Norman di Joseph Cedar, Rai Movie, ore 21:10.
Ciakmull, l’uomo della vendetta di Enzo Barboni, Cine34, ore 21.10.
Italian western scomparso dalla memoria collettiva e perfino da quella degli specialisti del genere (non compare nemmeno nel pur fondamentale Stracult – Dizionario dei film italiani di Marco Giusti). Eppure può contare su un cast dignitosissimo, un’idea narrativa non così banale, la regia di Enzo Barboni aka E.B. Clucher che di lì a poco sfonderà con Lo chiamavano Trinità. Un uomo che intuiamo dal passato turbolento e colpito da amnesia si ritrova a essere l’inconsapevole pedina di una mente criminale. Con Leonard Mann, il grande Woody Strode e una Evelyn Stewart dalla bellezza smaltata.
Il genio della truffa di Ridley Scott, Paramount Network, ore 21:10.
Voglia di ricominciare di Michael Caton-Jones, la7, ore 21:15.
Family drama di busse e violenze psicologiche del 1993. L’unico motivo per dargli un’occhiata è la presenza di una coppia attoriale-mattatoriale d’alto rango, un Robert De Niro già leggenda e un giovanissimo Leonardo Di Caprio. Siamo nella Seattle anni Cinquanta. Un ragazzo complicato e ribelle mal si adatta al nuovo, prepotente nuovo marito di mamma.
The Pusher di Matthew Vaughn, Rai 4, ore 21:20.
La piccola principessa di Alfonso Cuaron, Italia 1, ore 21:20.
Un  film del messicano Alfonso Cuaron vale sempre la visione, anche quando come in questo caso si presenta ocn un pessimo titolo che allontanerebbe anche i meglio disposti. Ma si faccia finta niente, e si dia almeno un’occhiata a La piccola principessa, anno 1995, in cui un Cuaron appena approdato a Hollywood e ancora lontano dai fasti di Gravity e Roma si cimenta con una delle tante storie di infanti soli, orfani, variamente disagiati che hanno innervato fino dalle loro origini letteratura e cinema. Sara vive la sua confortevole vita grazie all’adorato padre expat nell’India colonial. Che però, arruolatosi nell’esercito inglese – è scoppiata la prima guerra mondiale – la lascerà sola. Sara, finita in un collegio severissimo a New York, dopo la sua caduta nella povertà (meglio non dire il perché)  dovrà subire ogni sorta di angherie da parte della sadica direttrice. Sarà dura, ma ce la farà a sopravvivere e salvare la dignità. Un romanzo di formazione a uso delle bambine assertive degli anni Novanta. Molto lodato dai critici americani.
Rebecca – La prima moglie di Alfred Hitchcock, Tv2000, ore 21:24.
Avere vent’anni di Fernando Di Leo, Celo, ore 21:25.
Un piccolo, tardo film nella produzione del grande maestro del noir italiano, Fernando Di Leo. Questo però non è un poliziesco, ma uno strano road movie con due ragazze, Lilli Carati e Gloria Guida, che – siamo nella seconda metà degli anni Settanta – percorrono in autostop l’Italia. Sarà un’avventura estrema, una discesa negli abissi. Una sorta di Thelma e Louise molti anni prima, e senza spocchia ideologica. Urtante, quasi insostenibile in certi momenti, ma da vedere, per capire cos’era quel tempo, e cos’era il cinema italiano di quel tempo.
Il tempo delle mele di Claude Pinoteau, Tv8, ore 21:25.
Operation Chromite di John H. Lee, Spike, ore 21:30.
Bellico made in Korea del 2016 che va a ricevocare patriotticamente un episodio cruciale della guerra tra il Nord e il Sud del paese. 1950, i nordcoreani supportati da Cina e Unione sovietica attaccano la parte meridionale: interviene l’Onu, con un contingente militare multinazionale capitanato dagli Usa e dal leggendario generale MacArthur. C’è solo una possibilità di fermare l’avanzata, impossessarsi del cruciale snodo di Incheon. Si incaricherà della missione (quasi) impossibile un commando composto da otto, ovviamente eroici, sudcoreani che si dovranno fingere del Nord per ingannare il nemico. Interessante, a tratti travolgente, come tutti i film che arrivano dalla Corea, una delle cinematografie più vitali del mondo. E da non trascurare per lo sguardo stavolta coreano e non occidentale su uno dei conflitti chiave del post WWII. Liam Neeson è MacArthur. Una delle proposte meno ovvie di questa serata televisiva.
La vendetta di un uomo tranquillo di Raul Arévalo, Rai 4, ote 22:57. Anche su RaiPlay.
E continuavano a fregarsi il milione di dollari di Eugenio Martin, Cine34, ore 23:02.
Western di coproduzione italo-spagnola e ambizioni international che, nonostante un cast illustrissimo, non sfondò al box office. Tutto ruota, in toni già da commedia da crepuscolo del genere, intorno a un milione di dollari frutto delle rapine di una coppia tipo Bonnie & Clyde. E poi rubato al consorte dalla troppo furba signora. Lui la ritroverà anni dopo sposata a un capo della revolucion messicana, e la caccia ai soldi ricomincia. Con Lee Van Cleef, James Mason e Gina Lollobrigida quale dark lady alla sua prima e unica esperienza nel western.
Il cammino per Santiago di Emilio Estevez, Rai Movie, ore 23:10.
The Art of Steal – L’arte del furto, Paramount Network, ore 23.10.
Uscito di galera, un ladro specializato in furti di opere d’arte raduna i vecchi compari compreso il non sveglissimo fratellastro – per il supercolpo della vita. Del genere: poi ci sistemiamo tutti, e invece ecco cominciare i problemi e le disgrazie. Da noi non se lo è visto nessuno, eppure può esibire su un cast di rispetto capitanato da Kurt Russell e Matt Dillon. Tipico feel good movie per maschi.
Gloria, una notte d’estate di John Cassavetes, ore 23:15.
Il tempo delle mele 2 di Claude Pinoteau, Tv8, ore 23:15.
End of Watch – Tolleranza zero di David Ayer, Spike, ore 23:15.
Basic Instinct 2 di Michael Caton-Jones, Iris, ore 23:15.
L’anonimo sequel, sempre con Sharon Stone ma senza Michael Douglas e soprattutto senza Paul Verhoeven alla regia.
Borotalco di Carlo Verdone, Rete4, ore 23:50.
Blue Nude di Luigi Scattini, Cine34, ore 0:44.
A modo suo, leggendario. Un film semiclandestino, sommerso, la cui circolazione fu quasi impedita dal crollo finanziario della casa di produzione. Peccato: un progetto coraggioso da parte del regista di La ragazza dalla pelle di luna che oggi merita la riscoperta e la rivalutazione. Luigi Scattini va a esplorare  – siamo nel 1977, al tempo delle Times Square-Babilonia di ogni peccato e abiezione di Taxi Driver – i gironi letteralmente infernali del porno newyorkese. Con un ragazzo italiano in America (Gerardo Amato, il fratello di Michele Placido) in cerca di gloria cinematografica e naturalmente, implacabilmente, sospinto verso l’hardcore. Imperdibile.
Enzo Avitabile Music Life di Jonathan Demme, Rai3/Fuori oraio, ore 1:15.
Senza buccia di Marcello Aliprandi, RaiMovie, ore 1:30.
Film fine Settanta di amori balneari e corpi al sole che segna l’incursione di un regista come Marcello Aliprandi, partito con ambizioni di impegno (Corruzione al palazzo di giustizia), nell’erotico per quanto soffice e beneducato. Oltre alla meravigliosa Olga Karlatos, nel cast nomi di culto dei nostri sex movies come Lilli Carati e Ilona Staller.
London Boulevard, Rai 1, ore 2:00.
La piscina di Jacques Deray, Rai Movie, ore 3:10.

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