Film stasera in tv: LO SQUALO di Steven Spielberg (merc. 21 ott. 2020)

Lo squalo di Steven Spielberg, Iris, ore 21:12. Mercoledì 21 ottobre 2020.

In una tranquilla e assai media città balneare si profila la minaccia di un gigantesco squalo. Ma il sindaco nicchia, teme dando l’allarme di rovinare la stagione turistica. Saranno guai molto, molto grossi. Il monster movie che trasformò nel 1975 Steven Spielberg da autore di nicchia, pur se assai rispettato (Duel, Sugarland Express), nel più grande moneymaker della storia del cinema. Un film-svolta che segna il tramonto della New Hollywood impegnata degli anni Settanta e il ritorno allo spettacolo-spettacolo e al cinema-cinema. Un monumento della pop culture e della post-modernità. Squalo come metafora possibile di una moltitudine di minacce reali, comprsa quella attualissima del Covid (le resistenze delle varie autorità a dare l’allarme e a accettare le reali dimensioni del pericolo sono le stesse di oggi, di ogni nostro giorno di coronavirus). Anche, materializzazione di ogni fantasma inconscio. Con Roy Scheider, Robert Shaw, Richard Dreyfuss. Matrice di infiniti monster- e disaster-movie successivi.

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Torna stasera in tv LA DOLCE VITA di Federico Fellini (merc. 21 ottobre 2020)

La dolce vita di Federico Fellini, Rai Movie, ore 23:20. Mercoledì 21 ottobre 2020.
AHY8TAla-dolce-vita-immaginePrima di tutto, prima di Sorrentino e di La grande bellezza c’era Fellini, e questo suo seminale La dolce vita. Che dire di un film così? Intendo, così smisurato, così raccontato, così celebrato. Meglio lasciar parlare Martin Scorsese, che ne ha curato qualche anno fa il restauro. «È un film che ha cambiato tutte le regole. I film si dividono tra quelli che vengono prima e quelli che vengono dopo. Ha portato un cambiamento nella società e nel cinema. Fino agli anni ’50 e inizio 60 c’erano grandi film epici come Ben Hur o Spartacus, o fantastici come Il giro del mondo in 80 giorni, insomma grandi film per famiglie. Nessuno si era mai trovato di fronte a questa intensità morale, all’intelligenza, alla maturità di un film come La dolce vita. Cambiava la scena del cinema commerciale in tutto il mondo». Visto oggi, appare uno dei più vitali di Fellini, mentre altri suoi sono datatissimi Per niente trasgressivo. Anzi l’aspetto più caduco di La dolce vita è proprio il moralismo e la sentenziosità con cui guarda a ciò che mette in scena, ovvero lo scatenamento dei sensi e più in generale dell’Es (istinto di morte compreso). Scatenamento che nasce dall’incontro-scontro tra due culture opposte, dalla faglia che si apre nella Roma in superficie cristiana, ma nel fondo pagana, tellurica, demoniaca, quando su di essa cala il divismo sregolato e senza freni degli uomini e donne della Hollywood peccatrice. Continua a leggere

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Il film imperdibile stasera in tv: IL COLPEVOLE (The Guilty) – domenica 18 ottobre 2020

Il colpevole (The Guilty), un film di Gustav Möller (Danimarca 2018). Rai 4, ore 21:22, domenica 18 ottobre 2020.
Un successo internazionale, questo film danese di un paio di anni fa, che nessuno di aspettava. Esploso come un caso al Sundance, The Guilty è arrivato nell’anticamera degli Oscar sfiorando la nomination per ilmigliore film straniero dopo esseee starto inserito nella shortlist. In mezzo, premi dapertutto, compresi i due (interpretazione maschile, sceneggiatura) al Torino Film Festival 2018. Dov’era molto atteso e dove non deluse, scatenando anzi parecchi entusiasmi. Un lavoro di alto virtuosismo, una di quele sfide che ogni tanto il cinema pone a se stesso, ai propri codici, alla propria congenita vocazione al movimento e alla libertà. Perché questo è un film tutto chiuso in uno spazio minimo, che inchioda il suo protagonsita al telefono per un’ora e mezza (e noi spettatori alla poltrona) rarefacendo ogni altra possibilepresenza intorno a lui, dove l’azione è solo raccontata attraverso i concitati dialoghi telefonici, evocata, totalmente fuori campo. Mentre la mdp sta fissa sul principale e unico carattere scrutandone ogni minima increspatura facciale, captando ogni modulazione di suoni e voce. Non è la prima volta, di sfide simili se ne erano già visto, basti citare il classico Il terrore corre sul filo con una Barbara Stanwyck immobilizzata a letto e minacciata da un killer con solo il telefono per cercare aiuto (regia del réfugé Anatole Litvak). O al più recente Locke di Steven Knight con Tom Hardy chiuso nell’abitacolo della sua macchina anche lui scatenato in plurime chiamate in vivavoce. Chiaro che per imprese del genere ci vuole una regia in grado di usare al meglio gli scarni elementi a disposizione e di non cadere nella trappola del cinema-teatro, ci vogliono interpreti (e qui Jakob Cedergren è all’altezza), soprattutto ci vuole una sceneggiatura d’acciaio, una scrittura di cirurgica precisione. Che qui c’è.
Sotto inchiesta per aver sparato a un ragazzo di 19 anni, l’agente di Copenaghen Asger Holm viene spedito per punizione al desk del telefono d’emergenza della centrale di polizia. Massima noia, fino all’arrivo di una richiesta d’aiuto da parte di una donna di nome Iben. La quale fa capire adi essere stata rapita dall’ex marito, autore di un brutale omicidio (meglio non dire di chi). Continua a leggere

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Film stasera in tv: LETTERE DI UNO SCONOSCIUTO di Zhang Yimou (dom. 18 ottobre 2020)

Lettere di uno sconosciuto (Coming Home), un film di Zhang Yimou, 2014. Rai Storia, ore 21:15, domenica 18 ottobre 2020.
Lettere di uno sconociuto (Gui Lai – Coming Home), un film di Zhang Yimou. Con Gong Li, Chen Daoming, Guo Tao, Zhang Huiwen.
Parte bene, questo film di colui che è stato il maggior regista cinese (Lanterne rosse, La storia di Qiu Ju, ecc.), raccontando i tempi bui della rivoluzione culturale e della Banda dei quattro. Poi però svolta in un melodramma familiare pericolosamente simile alle novelas messicane. Uno shock vedere Gong Li nella parte di un vecchina pigolante e smemorata.

295819d990de1d2004896f029c02df61Recensione che risale al Festival di Cannes 2014, dove Lettere di uno sconosciuto fu dato fuori concorso con modesto successo e scarsissima eco. Non mi piacque per niente. Oggi, sei anni dopo, sarei meno tranchant e, adesso che passa in tv appropriatamente su Rai Storia, mi sento di consigliarne la visione riconoscendo a Zhang Yimou, al di là della ruffianaggine mélo abbondantemente profusa, un certo coraggio nel raccontare il periodo buio della Banda dei quattro, della cosiddetta rivoluzione culturale, delle rieducazioni forzate imposte dalle Guardie rosse. E per un filmmaker più volte sospettato di collisioni e collusioni con il regime non è poco. Ecco quanto ho scritto allora, primavera 2014, di Gui La/Coming Home, diventato da noi Lettere di uno sconosciuto.

La parte migliore, la più divertente e l’unica sopportabile di questo brutto film made in China, è tutta all’inizio quando la figlia aspirante ballerina prova insieme alle compagne Il distaccamento femminile rosso (o qualcosa di molto simile), opera-musical simbolo della Rivoluzione culturale e del dominio della Banda dei quattro. Opera, pare, direttamente ispirata dalla famigerata moglie di Mao, Chang Ching. È una goduria rivedersi il molto (involontariamente) camp balletto con giovani militanti, ragazzi e soprattutto bellissime fanciulle in fiore, che imbracciano fucili e son pronti a punire i traditori e sabotatori della gloriosa rivoluzione ultrarossa, in un delirio in cui i modi e gli stili della tradizionale Opera di Pechino vengono piegati alle esigenze propagandistiche dell’ultrarealismo socialista. (Esiste da qualche parte anche un film del Distaccamento femminile rosso, che qualche anno fa Enrico Ghezzi di tanto in tanto mandava in onda a Fuori Orario.) Purtroppo il resto di Gui Lai è tremendo, semplicemente. Siamo al terzo brutto film di fila dell’un tempo maestro del cinema cinese Zhang Yimou, dopo Sangue facile (strambo remake nella Cina dell’Ottocento del film d’esordio dei Coen) e il mai arrivato nei nostri cinema Flowers of War. A questo punto c’è da pensare che si tratti di decadenza e che il fin troppo eclettico regista, uno che ha fatto di tutto nella sua carriera attirandosi anche l’accusa di essersi messo al servizio del regime (per dire, ha curato pure la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino), il meglio l’abbia dato e che adesso ci tocchi solo il suo peggio. Si sperava che tornando a collaborare con la sua attrice-feticcio Gong Li come ai tempi belli di Lanterne rosse e La storia di Qiu Ju, ritrovasse la voglia di azzardare, rischiare del buon cinema, invece niente. Continua a leggere

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22 FILM stasera in tv (sabato 17 ottobre 2020)

JFK, un caso ancora aperto

Le Metamorfosi

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Django 2 – Il grande ritorno di Nello Rossati, Cine34, ore 21:00.
Io sono leggenda con Will Smith, canale 20, ore 21:05.
The Lady in the Van con Maggie Smith, Rai Movie, ore 21:05.
8 e mezzo di Federico Fellini, Rai Storia, ore 21:10.
JFK, un caso ancora aperto di Oliver Stone, la7, ore 21:15.
Ferdinand, Italia 1, ore 21:20.
Il cartone del toro gentile e riluttante che non vuole scendere nella plaza a combattere. Me lo ricordo niente male, anche se fin troppo edulcorato e pedagogico.
Il mio piccolo genio di Jodie Foster, Tv2000, ore 21:20.
Esordio alla regia, abbastanza riuscito, di Jodie Foster. Tratta, e gli accenni autobiografici non mancano, di bambini prodigio e talento precoce.
Black Book di Paul Verhoeven, Tv8, ore 21:30.
Contromano di Antonio Albanese, Rai 3, ore 21:45.
Una doppia verità, Paramount Network, ore 22:55.
Un ragazzino è accusato di aver ucciso il padre. Un enigmatico avvocato amico di lunga data della vittima accetta di difenderlo: crede nella sua innocenza, benché il ragazzo sia reo confesso. Tesissimo e classicissimo courtroom movie con qualche affinità con il memorabile La parola ai giurati. Con Keanu Reeves e Renée Zellweger.
Giovane e bella di François Ozon, Rai Movie, ore 22:55.
Keoma di Enzo G. Castellari, Cine34, ore 23:00.
Le metamorfosi di Giuseppe Carrieri, Rai Storia, ore 23:00.
Uno di quei film italiani indipendenti e coraggiosi che non ce l’hanno fatta a rendersi visibili, se non a qualche festival o proiezione speciale (questo è stato presentato a Roma 2019 nella sezione indipendente Alice nelle città). Progetto ambizioso. Dunque, si ricorre alle Metamorfosi di Ovidio per raccontare l’oggi o il domani assai prossimo in una Napoli infelix al sommo della decadenza e dell’abbandono (ormai un manierismo e un cliché narrativo). Con una ragazzina Rom che attraverso il sogno e l’incubo si metamorfizza in altri personaggi, compreso un migrante che in mare ha perso la moglie, come lei variamente disagiati. La voce off di Ovidio è quella di Marco D’Amore, che alterna latino a napoletano antico. E già questo.
Nella morsa del ragno di Lee Tamahori, Iris, ore 23:15.
L’alba del pianeta delle scimmie, canale 20, ore 23:20.
The Son of No One di Dito Montiel, Spike, ore 23:20.
Senza tregua di John Woo, Rete 4, ore 23:30.
Zona d’ombra di Peter Landesman, Rai Movie, ore 0:34.
Un film del 2015 passato nella massima indifferenza nonostante la presenza dell’un tempo superstar Willie Smith. Che è qui in uno dei suoi ruoli per così dire engagé. Zona d’ombra racconta difatti la storia più che vera di un neurologo nigeriano da tempo negli Stati Uniti ma ancor ain attesa di regolarizzazione: finirà nel turbine mediatico quando scoprirà che molti ex gioicatori di football (americano) sono colpiuti dalla stessa patologia degnerativa. Colpa dei traumi subiti in carriera sui campi da gioco? Lancia l’allarme, indica i responsabili, ma ovviamente i poteri forti del sistema sportivo faranno di tutto per bloccarlo. Di quei film che stanno pericolosamente in bilico tra denuncia civile e complottismo. Regista quel Peter Landesman che portò qualche anno fa a Venezia in concorso il mediocre Parkland.
Faccia di Picasso di Massimo Ceccherini, Cine34, ore 0:45.
Solo per il fan club di Massimo Ceccherini,
The Fog War. La guerra secondo McNamara di Errol Morris, la7, ore 1:10.
All’ombra delle donne di Philippe Garrel, Rai 3/Fuori orario, ore 2:00.
La città delle donne di Federico Fellini, Rai 3/Fuori orario, ore 3:10. Anche su RaiPlay.

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