Film stasera in tv: MADRE di Bong Joon-ho/ sabato 22/08/2026

Madre (Madeo) di Bong Joon-ho, 2009.
Rai 4, ore 21:19, sabato 22 agosto 2026. Sempre su Rai 4 segue, alle 23:20, un alro film di Bong Joon-ho, Cane che abbaia non morde.
Il gran coreano Bong Joon-ho prima di Parasite. A parer mio questo Madre è il suo film migliore, almeno tra quelli che ho visto, insieme a Memorie di un assassino che lo precede di qualche anno. È qui che la sua idea di cinema si cristallizza e si rende riconoscibile. Ovvero: tecnica strabiliante come spesso nel cinema sud coreano, compreso quello alimentare e sfacciatamente grand public; gusto del bizzarro; attrazione per il profondo nero dell’umano; approccio brutale, energico, perfino rozzo e violento a personaggi e ambienti; materiale narrativo sottoposto a un processo continuo di distorsione e deformazione; humor pesante, anche grossolano. Un cinema per niente carino e ripulito, anzi lercio, fetido, corporale. Avete in mente Perfect Days di Wenders? Ecco, il suo esatto opposto. Un cinema con la freccia direzionale perennemente rivolta verso il basso. Non sono un entusiasta di Bong Joon-ho, ma ammetto la sua forza, la sua capacità di creare macchine filmiche travolgenti, fisicamente travolgenti (non sempre gli riesce però). Madre lo è. Tuto ruota intorno alla figura di una donna che si arrangia come può per sopravvivere, avendo pure a carico un figlio, Do-joon, con deficit cognitivi. Una figura che nella sua carica felina, prepotente, ha un che della pasoliniana Mamma Roma. In un film francese o scandinavo il rapporto tra i due verrebbe rappresentato e sovrainterpretato secondo i filtri della psicologia più sofisticata (vero Joaquim Trier?), ma qui siamo in Bong Joon-ho. Psicologismi zero, invece atti e contatti fisici, sovreccitazione, pulsionalità, esagitazione. Tutto è survoltato e si surriscalda ulteriormente quando il figlio viene accusato dell’omicidio di una giovane donna. La madre, che nel film non ha nome volendo evidentemente il regista riassumare e simbolizzare in lei l’assoluto materno, convinta della sua innocenza si mette a indagare per scagionarlo e trovare il vero assassino. Sarà (anche) una classica detection. Dunque piste e false piste. Insospettabili sospettabilissimi. Colpi di scena. E intorno alla madre in cerca della soluzione: degrado, esistenze al collasso, brutalità. Il finale è davvero qualcosa che non ci si aspetta e che Bong Joon-ho costruisce con furia rabbiosa, mettendoci dentro tutta la dismisura emotiva di cui è capace. Allora si capisce pienamente come questo film non sia un giallo, non sia (solo) l’ennesimo whodunit, ma un’immersione nella totalita anzi nel totalitarismo materno, in quel sistema chiuso e autoreferente che è il rapporto madre-figlio, tra chi genera e chi è generato.

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